Quando si parte all’estero in coppia è estremamente importante che entrambi i partner siano allineati sul progetto espatrio. La scelta deve essere una scelta comune, indipendentemente dal fatto che entrambi abbiano un lavoro a destinazione. Molto spesso ci si muove per un’allettante proposta di crescita professionale per uno dei due e l’altro è disposto a fare rinunce o semplicemente a mettersi in gioco con un cambiamento professionale magari non previsto, a volte i due riescono a partire entrambi con delle proposte concrete, o con la prospettiva per uno dei due di concretizzarle in fretta. Nella maggior parte dei casi però uno dei due si mette un attimo tra parantesi, o si prende una pausa, in un giusto alternarsi di opportunità che arrivano ora ad uno ora all’altro. La base comunque è l’essere entrambi sicuri che il passo che si è pronti a compiere sia quello giusto per tutti. Le sfide che l’espatrio ci mette davanti agli inizi sono talmente tante che se non ci si sintonizzasse sullo stesso canale, sarebbe impossibile sopravvivere alla burrasca che, per forza di cose, ci travolgerà. Partire senza frustrazioni è la base per iniziare con serenità.
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| Piccole expat … |
E se si è in famiglia? Quanto i figli pesano nelle nostre scelte, che voce in capitolo hanno.
Se si è in famiglia le regole del gioco cambiano di molto, non è solo più la coppia che siamo che dovrà affrontare unita l’espatrio, ma ad unirsi a noi saranno bambini e ragazzi che fondamentalmente non hanno chiesto di far parte del gioco. Intendiamoci anche loro potranno vederci mille cose positive e affrontarle con entusiasmo, però cambiare per loro non è un fatto di poco conto.
Ma allora quando e come coinvolgerli nella scelta? Per esperienza nostra, mai, o meglio mai nella decisione finale. La decisione deve essere una decisione degli adulti, e solo in un secondo tempo si coinvolgeranno i figli nei dettagli, senza però mai dar loro l’impressione di poter tornare indietro e di rinunciare alla partenza.
Ovvio però che nel nostro processo di scelta terremo in conto le esigenze dei nostri figli, valuteremo i pro e i contro per loro di crescere in un paese per un certo numero di anni. L’espatrio deve essere un gioco vincente per tutti, a cinquanta come a cinque anni.
Nel concreto i bambini e i ragazzi vanno presi in considerazione nel nostro processo decisionale ma non coinvolti nella decisione stessa, sarebbe impossibile e caotico decidere se ogni membro della famiglia avesse qualcosa da dire o ridire, non si arriverebbe mai ad una decisione unanime. Noi genitori siamo quelli che mettono un si o un no su una destinazione, e ovviamente la nostra responsabilità è pensare anche ai nostri figli e al loro benessere.
Genitori sereni e convinti delle loro scelte fanno figli sereni che si integreranno con gioia e affronteranno il nuovo con il giusto entusiasmo. Quante volte ho sentito mamme lamentarsi che i figli non erano contenti, bastavano due domande e cinque minuti di conversazione, per capire che quelle non contente erano loro e i figli ne pativano di conseguenza la mancanza di entusiasmo.
Non è ovviamente detto che anche se felici e contenti nella scelta, poi una volta in loco tutto fili liscio e si sia al riparo da momenti di sconforto, individuali e famigliari, ma certo se vale il detto chi ben comincia è a metà dell’opera, partire sereni e sicuri, è il primo passo essenziale.
Come abbiamo fatto noi ogni volta? Beh abbiamo discusso, valutato pro e contro, abbiamo navigato in rete per trovare informazioni sulla vita di una famiglia in quel posto, abbiamo cercato di capire scuole e attività che rimanessero in una linea coerente con quello che le nostre bambine e ragazze facevano, abbiamo parlato, discusso, valutato e deciso, dopo, solo dopo abbiamo detto loro che c’era una nuova opportunità, che l’avevamo valutata e che pensavamo sarebbe stata per tutti la cosa migliore da fare. Non abbiamo mai preso sotto gamba le loro paure e le reazioni del tipo no, io non vengo, le abbiamo messe in conto e abbiamo sempre cercato di ascoltare i lori umori e le loro esigenze, senza però mai dar loro l’impressione che ci fosse la possibilità di non partire, che di fronte alle loro rimostranze, avremmo potuto rimettere in discussione la nostra scelta, questo mai.
Per noi ha funzionato, adesso che sono grandi credo siano grate delle diverse vite nelle quali le abbiamo tuffate, mentre erano in balia delle diverse partenze hanno sempre cercato di fare buon viso, di appigliarsi a quella voglia di scoprire e di avventura che abbiamo instillato loro. Ci hanno odiati a tratti di sicuro, hanno pianto, urlato, si sono opposte. Hanno visto le mie lacrime ogni volta che chiudevo una porta e anche il mio entusiasmo ad ogni nuovo giro. Credo che abbiano capito che fidarsi delle nostre scelte fosse la cosa migliore, sapendo che facendole il loro benessere fosse sempre stato al centro dei nostri pensieri!



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