Il “sapore” dei nostri posti del cuore

English translation follows

“[…]I posti in cui ha abitato hanno tutti un sapore definito […]”

Da Tokyo è una grande cucina di Giorgio Parisi.

Spesso leggendo un libro ci sono frasi che mi parlano. Questa è una di queste frasi.

Ogni paese in cui ho vissuto è legato a qualcosa di gustativo. Spesso addirittura, come in India, i sapori (e gli odori) intensi, sono stati il primo elemento marcante. 

Il cibo ha per me come individuo e per noi come famiglia, un posto predominante non solo nella vita di tutti i giorni, siamo dei gourmet curiosi, e lo siamo sopratutto nei viaggi. Non viaggiamo solo per scoprire posti, osservare paesaggi, ma anche per appropriarci di sapori nuovi. La scoperta di un paese passa attraverso la sua cucina, i suoi prodotti. 

Ancor di più la scoperta del paese in cui posiamo le valigie.

Avendo avuto la fortuna di abitare in tanti paesi diversi e con, anche, un bel patrimonio gastronomico, il nostro quotidiano è stato da sempre accompagnato da intensi stimoli gustativi. 

Ogni paese che abbiamo chiamato casa ha un suo sapore. Un qualcosa di molto speciale che ritorna anche a distanza di anni, facendoci vivere sensazioni forti.

Il cibo, le sensazioni che produce, rimane legato per sempre ad un posto e basta un assaggio per riportarci indietro, lì esattamente dove eravamo.

Basta chiudere gli occhi e gustare.

A volte non sono i sapori più immediati o riconducibili immediatamente ad un paese. Sarebbe semplice parlare di formaggi francesi, di sushi giapponesi, di curry per l’india o via dicendo. Certo sono tutti sapori che mi parlano, memorie gustative che fanno suonare piacevoli campanelli, ma ce ne sono altri, un po’ come quelli dell’infanzia, altri che ci legano ad un posto del cuore, senza necessariamente essere quelli iconici o conosciuti ai più.

In Francia compravamo sempre un pane artigianale al mercato, con una crosta spessa e croccante che accompagnato dal burro normando era puro delirio. Ho un netto ricordo di essere seduta in cucina ad allattare Chiara chiacchierando con mia sorella, venuta a trovarmi per appunto conoscere Chiara, e lei allattava Thomas, e intanto mangiavamo pane e burro… Ogni volta che abbino un pane con una bella crosta croccante con un burro con la B maiuscola, torno indietro ad allora.

In Giappone facevamo tantissimi picnic il weekend, andando nei parchi in bicicletta. Ci fermavamo sempre a comprare il necessario da Hanamasa su Shinjuku dori. Compravamo sempre i gamberetti crudi deliranti (all epoca non ero ancora allergica) e una maionese giapponese in una bottiglia di plastica con il tappo rosso. Quella maionese quando dopo anni l’ ho ritrovata qui a Montreal, mi ha scatenato un terremoto di ricordi gustativi piacevolissimo.

La mia memoria gustativa indiana e invece quasi più legata agli odori connessi al cibo, questo anche perché la cucina indiana non la si assapora solo con il gusto, ma l olfatto è anche veicolo di mille sensazioni.

Io spesso in certi contesti “sento” l’India, l’ annuso. Ci sono posti in cui appena metto i piedi l’India mi assale come se non fossi mai partita. Poi ovviamente ci sono tutti quei miscugli di spezie che subito scatenano ricordi. Un curry, un dosa, un chutney se corrispondono al vero mi riportano rapidamente indietro nel tempo.

Per anni ad ogni viaggio in America, dopo aver lasciato la California, mettevo in valigia un paio di confezioni di guacamole di Trader Joe’s. Assurdo? Forse. Ma per me era un sapore che mi riconnetteva in un nano secondo ai miei 5 anni americani. Un qualcosa che per gli altri non riconnetteva immediatamente agli States, ma per me si perché faceva parte di una mia memoria gustativa, che automaticamente mi riportava a quegli anni, a quei ricordi.

In quel crogiolo di innovazione gastronomica che sono i paesi scandinavi, ho imparato a godere, ancora di più, della rottura degli schemi a tavola. Spesso quando mi ritrovo davanti ad un piatto che osa, torno in Svezia, torno a Stoccolma. E poi il salmone, semplicemente il salmone. Anche quando ci vivevo, dopo ogni assenza, era la prima cosa che mettevo in tavola. Il salmone sa di Svezia. Saprà per sempre di Stoccolma. Mi riporterà sempre lì.

Non so ancora cosa mi riporterà in Canada una volta a tavola. Finché non si lascia un paese difficile immaginarci cosa ce lo farà rivivere, possiamo solo sapere cosa ci mancherà, ma non cosa ne scatenerà la memoria… à suivre….

The Taste of Our Beloved Places

“[…] The places where you have lived all have a distinct flavour […]”

From Tokyo è una grande cucina by Giorgio Parisi.

Often, when I’m reading a book, there are sentences that speak to me. This is one of them.

Every country I’ve lived in is tied to something gustatory. Often, as in India, intense flavors (and smells) were the very first defining element.

Food holds, for me as an individual and for us as a family, a predominant place not only in our everyday life, we are curious gourmets, but especially when we travel. We don’t travel just to discover places or admire landscapes, but also to claim new flavors as our own. The discovery of a country always passes through its cuisine, its products.

Even more so when it’s the country where we’ve decided to settle for a while.

Having had the good fortune to live in many different countries, all with rich gastronomic traditions, our daily life has always been accompanied by intense gustatory stimuli.

Every country we’ve called home has its own flavor. Something very special that comes back to us even after years, evoking powerful sensations.

Food, and the emotions it produces, remain forever tied to a place, and a single bite is enough to take us back there, exactly where we once were.

You just have to close your eyes and taste.

Sometimes, it’s not the most obvious or immediately recognizable flavors. It would be easy to talk about French cheeses, Japanese sushi, Indian curry, and so on. Of course, those are all flavours that speak to me, taste memories that ring pleasant bells, but there are others, a bit like childhood flavours, that tie us to a place we love without necessarily being iconic or widely known.

In France, we always bought a rustic bread at the market, with a thick, crunchy crust that, paired with Norman butter, was pure bliss. I have such a vivid memory of sitting in the kitchen, nursing Chiara while chatting with my sister, who had come to meet Chiara, and she was nursing Thomas, and there we were, eating bread and butter… Every time I pair a crusty loaf with butter with a capital “B,” I go right back to that moment.

In Japan, we used to have countless picnics on weekends, biking to parks. We always stopped at Hanamasa on Shinjuku Dori to buy supplies. We’d get those amazing raw shrimp (back then I wasn’t allergic yet) and a Japanese mayonnaise in a plastic bottle with a red cap. When, years later, I found that same mayonnaise again here in Montreal, it unleashed a delightful storm of taste memories.

My Indian gustatory memory is almost more connected to the smells of food, perhaps because Indian cuisine isn’t just tasted, it’s also deeply experienced through scent, which carries a thousand sensations.

Often, in certain contexts, I feel India, I smell it. There are places where, the moment I step in, India rushes over me as if I had never left. And then, of course, there are all those blends of spices that instantly bring back memories. A curry, a dosa, a chutney, if they’re authentic, take me right back in time.

For years, on every trip to America, after leaving California, I’d pack a couple of containers of Trader Joe’s guacamole in my suitcase. Absurd? Maybe. But for me, that taste reconnected me in a split second to my five years in the U.S. It wasn’t necessarily something that others would associate immediately with the States, but for me it was part of my own taste memory, one that automatically carried me back to those years, to those moments.

In that melting pot of culinary innovation that is Scandinavia, I learned to enjoy, even more, the breaking of conventions at the table. Often, when I’m faced with a daring dish, I return to Sweden, I return to Stockholm. And then there’s salmon. Simply salmon. Even when I lived there, after every absence, it was the first thing I’d put on the table. Salmon tastes like Sweden. It will always taste like Stockholm. It will always take me back there.

I don’t yet know what will bring me back to Canada once I’m gone. Until you leave a country, it’s hard to imagine what will make you relive it. You can only know what you’ll miss, but not what will awaken its memory… à suivre…

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