Da dove veniamo definisce chi siamo?
Si e no.

Ci ho pensato a lungo dopo uno dei soliti scambi social sulla domanda la più gettonata che chi vive all’estero si vede rivolgere
Da dove vieni?
Nella risposta l’attesa, forse, del capire, o del capire meglio, chi siamo.
Non ci ho mai visto altro che pura curiosità. D’altronde anch’io la farei se incappassi per caso nel mezzo di una delle nostre solite conversazioni in famiglia quando una lingua, un’altra e un’altra ancora si mescolano, creando un qualcosa che incuriosisce di sicuro.
Da qui mi interrogo sul fatto che il da dove vengo non mi definisca affatto, o meglio non mi definisca completamente, e tanto meno definisca le mie figlie.
Certo sono italiana, su questo non si discute.
Sono italiana perché sono nata in Italia, dove ho vissuto fino all’inizio dell’età adulta.
Ho un passaporto italiano, una laurea italiana, un background predominante italiano. Ma già nel mio piccolo sono cresciuta con due lingue in casa e due culture, la italiana e la francese. Questo di per sé mi ha sempre e dall’inizio, resa leggermente diversa da un italiano 100%.
L’essere italiana non mi definisce quindi completamente. Le sfumature già presenti dall’inizio rimarrebbero altrimenti fuori dal cerchio, mentre invece fanno parte di chi sono dal primo vagito.
Poi c’è stata la partenza, la prima e tutte le altre. Atterraggi vari e case sparpagliate, ed ogni volta come nei lego un nuovo mattoncino colorato da aggiungere al chi sono.
Diciamo che ad ogni nuovo paese ho dato via un po’ di italianità per recuperare in cambio un qualcosa che il mio nuovo chez moi mi regalava. L’ho vissuto non come una perdita ma come un arricchimento.
Il risultato dopo 28 anni all’estero è un bel miscuglio.
Non risponderei mai comunque che sono qualcosa di diverso dall’italiana che sono. Aggiungo però sempre che non sono solo italiana. Sono un miscuglio di tutto ciò che è venuto dopo e che ha smussato gli angoli della mia italianità, regalandomi pezzi di differenza.
Forse sarà perché ci sono immersa dentro, ma per me la risposta pare ovvia nel suo essere complicata. E ovvio è lo scarto tra il da dove vengo e il chi sono.
E in questo sta il non definirmi con la mia origini ma piuttosto con la somma di tutto quello che è venuto dopo e che si è sovrappone al prima. Questi strati sovrapposti hanno creato qualcosa di difficilmente incasellabile. Ancora più complesso il discorso per le mie figlie che in Italia non hanno mai vissuto. Loro non hanno questo zoccolo solido di italianità sul quale si è sovrapposto il resto. Il loro zoccolo duro è già un miscuglio confuso. Questo lo riassumono bene nella risposta che danno sempre quando si chiede loro:da dove vieni? È complicato.
Nel complicato c’è tutto, l’origine di noi genitori, l’Italia che ha comunque un posto speciale, la Francia dove sono nate, i diversi paesi nei quali sono cresciute, tappe importanti tra infanzia e adolescenza, fino al posto in cui vivono e quello in cui siamo attualmente noi.
Un caos infinito, nel quale però si ritrovano e che non hanno mai vissuto negativamente.
Nel loro caso il da dove vieni geograficamente definisce ancor meno il chi sei.
Comunque in questo mondo che vorrebbe essere più globale, in cui è diventato quasi un gioco spostarsi da una parte all’altra, il mescolarsi delle origini dovrebbe essere sentito come una ricchezza.
La domanda da rivolgere non è più forse da dove vieni, ma chi sei, e nella risposta inglobi tutto, perché chi siamo è il risultato del dove veniamo sommato a tutto il resto, è questa il grande dono del nostro viaggio perenne.
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