Nomadi lo si è o lo si diventa?
Difficile rispondere. Forse c’è chi nasce con quella follia da partenza, e chi invece la sviluppa cammin facendo. Penso a me. Non credo di essere nata nomade, viaggiatrice forse, curiosa del mondo sicuramente, ma anche ben radicata. Partire non è stato semplice, poi ci ho preso gusto. Mi sono fatta prendere la mano, partenza dopo partenza mi sono resa conto di quanto il mondo fosse grande e di quanto farlo diventare il mio terreno di gioco fosse emozionante.

Penso invece alle mie figlie che dal primo giorno hanno visto tutto questo con un’altra lente, un altro filtro. Per loro cambiare e continuare a farlo è esattamente come per chi non si è mai mosso, rimanere fermo nello stesso posto: un dato di fatto. Tu nasci, cresci, ti sposi sempre nel tuo mondo conosciuto, io invece volo lontano ed ogni occasione si porta dietro un nuovo spostamento, una nuova avventura.
Nasci nomade e questo nomadismo diventa un modo di vivere. Potrai forse fermarti per necessità ma dentro continuerai a partire. L’ho scritto tante volte ma credo veramente che la spinta che ci porta a scoprire luoghi nuovi accenda qualcosa in noi che difficilmente si spegne. E l’itinerare continuo alimenta tutto questo. Una sorta di circolo vizioso, più espatri più ai voglia di farlo, e questo anche quando ad un certo punto ti fermi. Dentro però non ti fermi mai. Continuare ad immaginare altre vite da scariche di adrenalina pazzesche, e sono forse queste sensazioni che spingono ad essere sempre pronti a partire.
Quando tu nasci in questo moto perpetuo immagini la tua vita sempre su questa linea, sempre con questa spinta. Unisci poi il fatto di avere radici sparse, con tanti posti che chiami casa, e il tutto non aiuta ad acqusire uno spirito sedentario, la voglia di stabilità non arriva, fluttuare tra mondi diventa una costante.
Anni fa un’amica mi disse: tu sei partita giovane, prima di costruire da qualche parte una vita da adulta ben radicata, per questo sei così entusiasta e sempre pronta a partire. Forse è vero, più si parte giovani, più semplice è farlo con entusiasmo. Forse per questo spesso i third culture kids riproducono il modello all’interno del quale sono nati, diventando adulti itineranti. E anche per questo partire lasciando una vita ben installata è più complicato, un challenge nel challenge, un distacco emotivo più violento.
Difficile comunque definire categorie ben precise e, soprattutto, vederle nel tempo su binari paralleli. Si può nascere e crescere nomadi ed avere voglia di fermarsi ad un certo punto. Si può partire sul tardi e non avere più voglia di fermarsi o anche alternare fasi, fermarsi e ripartire.
E voi che nomadi siete?
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