Stavo aggiornando il mio profilo LinkedIn in questi giorni, sulla scia dei miei soliti cambiamenti professionali. Rileggevo il mio curriculum vitae, questi quasi trent’anni (28 per l’esattezza) da quando con la mia tesi sotto il braccio sono uscita da Palazzo Nuovo a Torino( sede delle facoltà umanistiche). Guardavo il mio percorso un po’ anomalo, fatto di esperienze diverse e costellato da qualche buco, che non cerco sulla carta di colmare, stiracchiando le date, proprio perché quei momenti di pausa rispecchiano la mia vita, le mie scelte, il percorso che ho scelto nel momento in cui a 27 anni, incinta di 4 mesi, ho preso il primo volo che mi portava a Parigi e apriva le porte ad un susseguirsi di avventure.
Sono stata fortunata perché in questi 25 anni all’estero ho avuto la libertà di scegliere come e quando lavorare, senza la pressione di dover portare a casa uno stipendio e forse, proprio per questo, mi sono concessa il privilegio di intraprendere percorsi nuovi, al ritmo delle nostre scelte di vita che ci hanno portati da una parte all’altra del mondo.
Ho sempre cercato un equilibrio tra una mia realizzazione personale e la gestione delle mie figlie, soprattutto in un contesto, quello dell’espatrio, in cui avevano bisogno della mia presenza e di una certa stabilità in casa, per sopravvivere ai tanti cambiamenti. Ho sempre voluto fare qualcosa, nonostante il cambiare spesso non aiuti nel mantenere un percorso professionale coerente, e ho sempre cercato di farlo prendendo spunto dalla nuova avventura che mi si poneva davanti. Così ogni paese è stato fonte di ispirazione, ogni pausa tra un cambiamento e l’altro è stata utile per capire meglio che direzione prendere, ogni nuovo incontro mi ha offerto spunti per migliorare, ogni nuova cultura mi ha aiutata a definire le linee di un nuovo progetto.
Essermi poi presa dei mesi e mesi di pausa tra un progetto e l’altro mi ha permesso di fare al 100% il lavoro più bello di tutti, quello che da 24 anni faccio senza parentesi alcuna, imparando sul campo giorno dopo giorno, quello della mamma.
Per una donna espatriata che decide di seguire il proprio compagno di vita in giro per il mondo non è facile conciliare lavoro, famiglia e cambiamenti continui, non è facile sicuramente dare linearità ad un percorso professionale, ma non c’è nessuna vergogna in tutto questo, anzi solo tantissima stima, non è semplice ritrovarsi a mollare tutto professionalmente ogni tot anni, pur mantenendo il sorriso e l’entusiasmo necessari per ricominciare ogni volta da capo, ma è possibile e lo è soprattutto se la persona che ci sta di fianco riconosce il nostro “sacrificio” e rispetta le nostre scelte, i nostri tentativi, i nostri salti nel vuoto.
Guardo il mio curriculum e mi dico che ogni pausa, ogni cambio di rotta, ogni nuovo progetto, ha una sua logica e si inserisce perfettamente in un percorso fantastico che ho scelto di fare, quello costellato di avventure paese dopo paese, di esperienze vissute da una parte all’altra del mondo, un bagaglio di incontri immenso che mi ha dato tantissimo, che ci ha dato tantissimo.
Non tornerei indietro
Rispondi