Agosto mese di cambiamenti in espatrio.

Impietoso FB mostra con una regolarità impressionante pillole di vita passata, aiutandoci ad assimilare un passare del tempo che sembra avanzare a velocità doppia.

Per noi agosto è spesso stato mese di cambiamenti, mese di nuovi atterraggi, di container parcheggiati davanti a case che non avevano ancora il sapore di nido, di valigie piene di ricordi e di cuori tormentati.

Nove anni fa atterravamo a San Francisco, Macaron aveva un anno e,abbandonata nei suoi pensieri,  si lasciava trasportare semi inerte nel cestino del carrello porta bagagli. 

4 anni fa era invece il turno della Svezia di accoglierci tra le sue braccia con giornate ancora estive e quella luce tersa che i paesi scandinavi sanno regalarti.

I primi di agosto del 2008 ci hanno regalato un inizio scuola un po’ folkloristico in India, con le gonnelline sintetiche della nuova divisa ad appiccicarsi alle gambe delle mie bambine che con occhi curiosi cercavano di capire il senso di questo nuovo spostamento. Perché per passare dal Giappone all’india ci vuole un senso, ma questa è un’altra storia.

Mesi di agosto pieni di emozioni, ricordi indelebili, immagini che ritornano, sensazioni che affiorano e che affioreranno per sempre.

Sono sentimenti spesso comuni a chi espatria, ci si muove durante l’estate quando si hanno figli, a meno che cambi l’emisfero e i ritmi scolastici si invertano. Si cerca di spostarsi lasciandosi accompagnare dalle vacanze, come se fosse più semplice partire e separarci da luoghi e persone quando l’estate svuota le città. Partire in sordina quando gli amici che sono stati famiglia sono via, partire e arrivare quando la routine si interrompe, le scuole chiudono, il sole ci accompagna come un sorriso.

Passano gli anni ma le sensazioni di qu’elle estati del cambiamento rimangono lì indelebili. Non sono mai vacanze facili quelle incastrate tra due vite, quelle in cui si chiude una porta sapendo che quella che dovremo aprire al ritorno sarà una porta su un mondo sconosciuto. 

I sentimenti si accavallano, da un lato c’è eccitazione, come sempre quando si scopre qualcosa di nuovo, dall’altra la paura, per le stesse ragioni. Le domande affollano la mente. Le notti diventano troppo brevi. 

Adesso che sono rientrata a casa, nella mia casa, nelle mie vie, nella mia città, quella Stoccolma che ci accoglie da quattro anni, mi rendo conto di come sia lieve rientrare in un mondo senza sorprese, un mondo di cui conosciamo sfumature, un mondo in cui abbiamo punti di riferimenti.

Anche se so che, come dopo ogni estate, ci saranno pedine che si saranno spostate, che ci saranno volti nuovi e anche, come sempre, un po’ di tristezza per i tanti arrivederci che ormai fanno parte del gioco.

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere