London calling

Eccomi qui seduta, posto 10D del volo Scandinavian Airlines che collega Stoccolma a Londra. Nel sedile di fianco al mio Camilla sonnecchia, sarà il fermento degli ultimi giorni, i mille preparativi, i saluti, quegli occhi lucidi sul taxi che da casa ci portava all’aeroporto,  che da casa la portava verso un nuovo inizio, forse l’inizio di uno dei periodi più belli della sua vita.

Siamo in volo per Londra e tra pochi giorni lei incomincerà la sua avventura universitaria in terra inglese, io sono con lei per accompagnarla, per tenerle la mano ancora per qualche giorno e poi lasciarla andare. Esattamente gli stessi gesti conditi con le stesse emozioni di quando poco più di cinque anni fa da San Francisco sono partita per New York insieme a Federica, o di quando tre anni fa da Arlanda sono partita per JFK ad accompagnare Chiara nei suoi primi passi nella grande mela. Stessi sentimenti confusi, stessi occhi che si perdono in un mescolarsi di lacrime e sorrisi.

Camilla ha abbracciato il gatto, dolorosamente perplesso, ha stretto le sue sorelle, anche se Federica la rivedrà a Londra tra pochi giorni, ha aperto la porta del taxi, si è seduta di fianco a me, ha guardato il portone di casa, ha guardato le sorelle scuotere la mano, le lacrime le hanno annebbiato gli occhi e hanno annebbiato i miei.

C’è sempre un mescolarsi assurdo di sentimenti quando si accompagna un figlio e ci si prepara a lasciarlo andare. Sono felice, estremamente felice perché lei sta andando esattamente dove voleva, a studiare quello che da anni desidera. Sono triste perché da oggi inevitabilmente si aprirà un nuovo capitolo della mia vita, della nostra vita di genitori. Ogni tanto penso a come sarebbe stato diverso il loro staccarsi da noi se invece di scegliere di vivere in giro per il mondo ci fossimo radicati da qualche parte e le avessimo radicate con noi. Forse non sarebbero partite o non sarebbero partite lontano, forse non ci saremmo imposti separazioni dolorose, ma forse, anche,  ci saremmo privati di quella gioia immensa del ritrovarsi.

In questi giorni a Londra farò esattamente quello che ho fatto con le sue sorelle, scoprirò un po’ di città con lei, cercherò di regalarle un po’ di sicurezza nella tempesta del cambiamento, mi rassicurerò a vederla installata, sorridente, cresciuta. So che poi sentirò un peso dentro, lo stesso forte e doloroso che ho provato dopo l’ultimo abbraccio con le sue sorelle, so anche che piangerò, e che le mie lacrime saranno importantissime per il dopo, ho sempre pianto nell’aereo che mi portava lontano da una delle mie ragazze per la prima volta, una sorta di pianto liberatorio, una sorta di rito di passaggio fondamentale tra un prima e un dopo.

Sono tante le immagini di questi 18 anni, che adesso qui seduta mi vengono in mente, piccoli flash della sua testolina bionda, dei suoi occhi vivaci, della sua presenza forte. Forse solo quando partono ci si rende conto di piccoli dettagli che spesso nella fretta di vederli crescere ci siamo dimenticati. Quando si hanno figli piccoli si ha come una bulimia di riflesso per le loro vita, abbiamo voglia che camminino, parlino, siano autonomi, ci crogioliamo nel pensiero dei loro mille progressi quotidiani. Quando poi diventano grandi vorremo ogni tanto fermare il loro slancio verso una vita tutta loro, vorremmo tenerli ancora più accanto, vorremmo magari tornare indietro sui dettagli, fare meglio, fare diversamente.

La osservo adesso i suoi tratti da ragazzina stanno lentamente scivolando verso la donna che sarà. Riconosco la piccola che era nel luccichio dei suoi occhi, nelle forme dolci del suo viso, forse anche tra vent’anni ne conserverà i tratti, almeno nei miei occhi di mamma.

Tra poco atterreremo nel paese che per lei sarà casa per i prossimi anni. Un nuovo paese da aggiungere alla lista delle case sparse dove in giro per il mondo ha lasciato il cuore, dove ha sparpagliato piccole radici che fanno parte del suo bagaglio e che non l’abbandoneranno mai. Da oggi vivrà in un posto nuovo con il quale confrontarsi, con il quale scendere a compromessi, con il quale imparare a convivere. Chissà poi se deciderà di fermarsi o di continuare ad andare… buon volo piccola mia …

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