È sicuramente ancora troppo presto per avere le idee chiare sulla mia nuova città e sul mio novo paese. Per ora sono in quella fase di scoperta, mi nutro di ogni novità, mi crogiolo nel non sapere e nell’aver tutto da costruire. Raggiungo, giorno dopo giorno, piccoli traguardi in termini di tasselli che vanno a posto come in un gigantesco puzzle: il puzzle della mia nuova vita qui.
Di una cosa però mi rendo conto anche questa volta, come i primi passi nel nuovo paese e i primi filtri che si interpongono tra noi e il nuovo mondo, siano dettati dalle esperienze passate. e soprattutto dall’ultima in data.
Si, è cosī: guardo Montreal con il filtro di Stoccolma. Giudico Montreal con 6 anni di Stoccolma alle spalle. Il Canada segue la Svezia e ne paga (o no) le conseguenze. Pare impossibile confrontare Stoccolma, bella ed elegante capitale nord europea, con Montreal un miscuglio di città nord americane. Ci vedo un pizzico di Boston, un po’ di Chicago, qualcosa di New York.
Ma come sovrapporre due mondi totalmente diversi e impossessarsi del secondo scuotendosi di dosso il primo? Mettendo sul piatto analogie e differenze.




È un esercizio al quale sono abituata e che mi diverte, oltre ad essere necessario. Un’ esercizio che inevitabilmente fa saltare all’occhio certe cose. Due città nordiche con dal punto di vista architettonico nulla in comune, neve e freddo a parte! Entrambe con spazi verdi e acqua. Partiamo da qui da questo aspetto di natura che invade la città che ho adorato in Svezia.
Spazi verdi e acqua in abbondanza nella capitale svedese. Un fiume che l’avvolge per la città canadese, regalandomi uno sguardo sull’acqua che adoro, meno intenso e onnipresente. E il verde? nel bel mezzo della città una “montagna” che regala uno spazio immenso e intenso nel quale riprendere fiato. Il Mont Royal diventa in mio nuovo terreno di gioco, quel misto di Humlegården e Djurgården di svedese memoria.
In questi spazi verdi i locali, qui come in Svezia, vivono la città in qualsiasi stagione. Ed ecco un altro punto di contatto, si sta fuori, si vive all’aria aperta. Il motto svedese del non esiste cattivo tempo ma solo pessimi vestiti, è un mantra anche da queste parti. E allora le temperature negative non spaventano nessuno, tutti fuori a respirare aria frizzante a pieni polmoni.



La dimensione europea di Stoccolma ovviamente si perde qui in Quebec. Il tocco francesizzante in certi negozi o nei mercati ci può regalare qualche vago avvicinamento. I mercati, coperti, caldi, accoglienti, festosi e sorridenti. A Stoccolma e qui il mercato coperto è un must, clima rigido oblige , e per me ci sarebbe già tutto quel che è necessario per rendermi la vita piacevole. Ciliegina sulla torta si cammina, come a Stoccolma si può camminare ( vabbè forse con meno 25 poi cambierò idea). La città ha i suoi quartieri bene definiti. Ogni quartiere ha un suo fascino, una sua vita.
Il nostro nuovo Östermalm si chiama Mil End, un altro mondo, ma altrettanto vivibile, camminabile, insomma di che renderlo NOSTRO. Poi vi racconterò anche del come si cammina sotto la città nel suo dedalo di tunnel che permettono di andare da una parte all’altra quasi in vestiti estivi, quando fuori fa veramente troppo freddo.: meriterà un articolo a parte.
Spazi verdi, acqua, mercati coperti, vita di quartiere, vita all’aria aperta, passeggiate ovunque, e poi? Il bilinguismo. Se Stoccolma non è ufficialmente bilingue, lo è nella vita di tutti i giorni. Un allegro miscuglio di inglese e svedese che a Montreal si trasforma in un allegro miscuglio di francese (dominante) e inglese. Non per nulla quando entri da qualche parte ti salutano con quel Bonjour Hi che in se racchiude già tutto. Ti lasciano aperta una porta, a te di controbattere in francese o in inglese e si adegueranno.
Questo regala una temperatura di internazionalità che adoravo in Svezia e che adorerò anche qui. Ci corrisponde. Siamo proprio noi, un miscuglio di lingue!
E per le differenze. Quella più forte è la presenza ovunque di senza tetto. Fossi arrivata direttamente da San Francisco forse la cosa non mi avrebbe colpita, ma da Stoccolma si. A Stoccolma a parte gli zingari che spuntano in primavera e se ne vanno a fine estate, non si vedono, almeno in pieno centro, distese di poveretti che campeggiano sui marciapiedi.
Qui la cosa è abbastanza spiazzante. Veri e propri campeggi con tanto di tende. Dormitori in metropolitana, gente sdraiata agli angoli della strada. Le temperature scendono già sotto zero, rabbrividisco all’idea dell’inverno in arrivo. E oltre a vederlo questo mondo lo senti eccome, tra urla dettate dalla follia e dall’alcol che si mescolano. Un trend molto nord americano purtroppo.
Forse mi abituerò, anche se francamente spero di no. abituarsi vuol dire mettere di vedere e smettere di vedere non aiuta a trovare soluzioni.
Altra differenza che mi salta all’occhio è il ritorno della farmacia di americana memoria, quella in cui compri di tutto e di più, dai medicinali più vari ai prodotti per la casa. Cambia eccome dalla farmacia svedese dove sembrava quasi eccessivo chiedere una pastiglia per il mal di testa. Insomma un altro mondo da questo punto di vista.
Comunque nonostante il mio filato svedese ancora attivo, cerco di essere obiettivi, come sempre e di godermi ogni istante delle mie scoperte senza pregiudizio alcune e anche senza aspettative. È l’unico modo per veramente tuffarmi dentro il nuovo! E pian piano vi farò scoprire.
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