Il miscuglio delle lingue straniere è tipico tra chi, adulto o bambino che sia, è quotidianamente sottoposto a più lingue. Tutti noi genitori di bambini multilingue potremmo stilare infinite liste delle divertenti parole e espressioni che i nostri pargoli hanno tirato fuori nel bel mezzo di sensati discorsi.

Che si tratti di neologismi creati da loro, di traduzioni buffe dalle altre lingue, o di frasi dai costrutti improbabili, non passa giorno in cui qualcosa che stride piacevolmente all’orecchio viene detto. Questo avviene non solo da parte dei nostri figli, ma anche da noi adulti. Non sono solo i nostri ragazzi a cercare le scorciatoie quando parlano, anche noi a volte usiamo la parola che viene fuori più in fretta. Ovviamente in contesti in cui sappiamo che l’interlocutore ci capisce.
Il contesto all’interno del quale ci si esprime è importante per questo “lasciarsi andare” comunicativo. In famiglia, sia noi che loro, sappiamo bene che tanto ci capiamo. Sappiamo che possiamo mescolare parole e modi di dire, attingendo dal bagaglio linguistico che ci accomuna, senza interrompere la conversazione e creare inutili imbarazzi.
Come adulto certo cerco di farlo il meno possibile, dando il buon esempio nell’utilizzare una lingua alla volta, ma a a volte le parole mancano. La vita di tutti i giorni ci ha regalato più lingue e questo ci porta a prendere parole in prestito tra una lingua e l’altra,
Ma questo è un problema? Non penso, per me è una grande ricchezza.
Sarebbe un problema se non fossimo capaci di capire in quale contesto possiamo farlo. Nel momento in cui capiamo perfettamente le capacità di comprensione del nostro interlocutore, leggasi anche lui/lei capisce se mescolo, allora va bene!
La ricchezza sta nella creazione di questo specialissimo lessico familiare che può diventare un lessico di gruppo di appartenenza. Pensiamo ad esempio a quello degli expat italiani che vivono nello stesso paese e palleggiano tra due analoghe lingue. Mi viene sempre in mente una giornata passata a Parigi insieme ad un’amico sardo quando eravamo studenti universitari. Ci invitò ad un incontro dei sardi di Francia, e rimanemmo, sia noi che lui, estremamente colpiti dal miscuglio sardo francese. In parole spicciole la dove in sardo mancava il temine giusto, ecco infilarsi la parola in francese. Spesso erano parole legate alla modernizzazione, chiaro segno che il sardo trasmesso alle nuove generazioni, magari già nate e cresciute in Francia, non ne conosceva il corrispondente in dialetto, e il discorso filava liscio.
E lo scopo di una conversazione è appunto che fili liscia, senza intoppi, che ci sia interazione e comprensione tra le parti. Una volta che ci sono questi elementi, va bene, anche se mescoliamo!
Questo per dire che non è una cosa negativa il fatto che i nostri figli mescolino le lingue, ma fa parte del normale processo di utilizzo delle diverse lingue che sentono come propria!
Niente stress, una volta adulti sapranno gestire questa enorme ricchezza linguistica nel migliore dei modi e sarà la loro arma vincente. O meglio una delle loro armi!
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