Quei primi giorni di agosto

Canada a parte, siamo sempre arrivati in un nuovo paese ad agosto. Abbiamo sempre calcolato il nostro atterraggio tenendo conto del tempo necessario per ambientarci prima dell’inizio della scuola. Dal Giappone in poi abbiamo cercato di regalarci un po’ di tempo, almeno una buona manciata di giorni, per digerire, tutti e cinque insieme, le tante novità. Qualche giorno per scoprire prima di tuffarci nel ritmo di vita di tutti i giorni.

Agosto nella mia memoria, rima con arrivo. Sono di agosto le prime immagini di una nuova casa, di un nuovo quartiere, di una nuova città, che ho ormai impresse nella memoria. Agosto con l’estate ancora presentissima, il caldo, il sole, la voglia di stare all’aria aperta, la leggerezza delle vacanze, le energie recuperate e pronte ad essere investite nella costruzione di una nuova avventura.

E così mi rivedo ad agosto camminare lungo Otsuma dori, un po’ incredula e spaventata. Un po’ eccitata e curiosa. Spingevo il passeggino di Camilla e Federica e Chiara lo tenevano saldamente ai lati, una a destra e una a sinistra. Cercavamo il supermercato, una missione, la prima, quasi un gioco. Andate dritte e poi girate su Shinjuku dori e ad un certo punto ci sarà un insegna con la mucca. Così mi aveva detto Paolo la sera prima. Lui era a Tokyo da un mese e noi eravamo appena arrivate. Lui aveva un po’ esplorato e in pochi minuti mi aveva fatto un riassunto rapido sul come avrei potuto intrattenere le bambine in quel caldo venerdì di agosto, aspettando il week end per regalarci tutti insieme i nostri primi momenti giapponesi.

Avanzavamo come in un gioco, chi trova prima l’insegna della mucca vince, dicevo io e loro a scrutare con i loro occhietti curiosi. Era un mondo totalmente nuovo. Dentro avevo una paura assurda, mille domande, fuori sorridevo alle mie bambine, sorridevo spensierata e felice. E l’abbiamo trovato il supermercato!

Sempre agosto, siamo in India. Casa nostra non è ancora pronta, siamo in hotel per qualche giorno. È sabato abbiamo voglia di esplorare, tutto è talmente diverso, tutto è nuovo. Le bambine sgranano gli occhi, pranziamo in un ristorante di cucina del Kerala, la più piccante mai mangiata. Siamo felici, insieme, decidiamo di scoprire la spiaggia, nonostante le reticenze dell’autista ad accompagnarci li, insisto, ho letto sulla guida che è uno dei posti da vedere. Una bidonville a cielo aperto… capiamo le reticenze dell’autista, ma è tardi, camminiamo vicini non sapendo tanto dove guardare. Camilla mi prende la mano, il suo caschetto biondo e gli occhi vispi, mamma dobbiamo fare qualcosa per aiutare questa gente. Torniamo in albergo ci siamo detti, come primo giorno va bene così.

L’arrivo ad agosto in Francia, o il nostro ritorno in Francia, non era accolto da nessuno in famiglia con grande entusiasmo. Salutare l’India era stata dura per tutti. Umore feroce in una stanza d’hotel, a cena stanchi e un po’ storditi da fuso e viaggio, in un posto dozzinale, che non aiutava a sollevare il morale delle truppe. Risveglio con il cielo grigio e davanti la banlieu parigina… forse l’atterraggio meno riuscito e la prospettiva di stare in un alloggio provvisorio per mesi prima di avere in mano le chiavi della nostra nuova casa… Non riuscivo tanto a mettere a fuoco, attraverso quegli occhi appannati dalla tristezza e distacco da un posto che non avevamo scoperto abbastanza. Diciamo che però dopo 48 ore è andata meglio.

Del 1 agosto 2012 invece ricordo ogni dettaglio, dalla notte quasi insonne per me che ha preceduto il volo per la California, alla corsa senza fiato delle bambine nelle braccia di Paolo che non vedevamo da mesi, alla gioia del gatto nel ritrovare i mobili che ci avevano preceduti con il container pochi giorni prima.

I primi passi nella nostra nuova casa, la cena in un bel ristorante, lo stop rapido da Trader joe’s per comprare il pane e il latte per la colazione. Rivedo ancora la macchina che si ferma nel parcheggio e noi che camminiamo sull’asfalto caldo. Occhi a scrutare ogni dettaglio. E poi il mattino dopo un giro al supermercato con Chiara e Camilla in bicicletta, io a piedi, l’unica a camminare. Una delle poche ad andare a fare la spesa a piedi, stoica per 5 anni. E tornata a casa ho fotografato il bottiglione da 5 galloni di latte e il panetto di burro formato gigante e mi sono detta: benvenuta in America.

Sempre un 2 agosto invece per l’atterraggio in Svezia. Stoccolma che ci accoglie splendente, con il cielo terso. La passeggiata lungo Drottingatan tutti e cinque insieme fino in ufficio e poi a cena fuori. Il mio amore per la cucina scandinava è forse nato li. Ho capito che mi sarei trovata benissimo e che se mai fosse stata dura, seduta davanti ad un buon piatto avrei risolto tutto. La mia ansia che si mescolava con quella di Chiara che da li a poco sarebbe partita per l’università. Le paure di Camilla che per la prima volta si ritrovava ad incominciare la scuola senza le sue sorelle al suo fianco a varcare la stessa porta, in quella sorta di mal comune mezzo gaudio, che aiuta a sentirsi più forti.

In Canada non siamo arrivati ad agosto, come neanche in Francia la prima volta a Parigi. Il privilegio del non avere più figli al seguito o di non averne ancora. E forse anche per questo gli inizi freschi del Canada e quelli ormai lontani nel tempo di Parigi, sono quasi meno chiari nei loro primi passi. Sbarcare in un nuovo paese in famiglia, con i figli al seguito ti fa fissare immagini in modo netto molto rapidamente. Sarà che quando si è in tre, quattro o cinque, si moltiplicano gli occhi e i multipli ti fanno vedere di più e meglio.

Adoro questi ricordi di mesi di agosto spalmati in questi ultimi decenni al ritmo dei nostri spostamenti. Ogni inizio è stato importante per il seguito della storia. Abbiamo ogni volta imparato qualcosa su di noi, sulla resilienza delle nostre figlie, sulla capacità assurda di adattamento che abbiamo sviluppato. Dalla prima volta, dal primo atterraggio a Parigi, anche se non era agosto, ho capito che l’atteggiamento avrebbe fatto la differenza, il modo di guardare avrebbe scandito il ritmo, la positività nell’affrontare tutto sarebbe stata la chiave. Ho applicato alla lettera ogni volta lo stesso schema, con qualche modifica, è andata bene!

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