Noi donne di 50 anni: la generazione sandwich.

Molto interessante l’articolo letto sul Corriere su quelle che negli Stati uniti vengono  chiamate le donne della Generazione Sandwich.  Le 50 anni che si ritrovano, nel mezzo del cammin di nostra vita, schiacciate tra figli adolescenti (e aggiungerei giovani adulti) e genitori anziani. Madri, mogli, figlie, lavoratrici, non più giovani, ma con una consapevolezza di sé sicuramente molto maggiore rispetto alle donne che erano anche solo 10 ani prima.

La psicologa e  psicoterapeuta Laura Turuani ne racconta in un libro le sfide 

Lei che da anni si occupa di adolescenti e di riflesso dei loro genitori, ha definito queste donne multitasking  come Le schiacciate. Trovo che la definizione caschi a pennello. 

Ne parlavo tempo fa con delle amiche. Siamo arrivate tutte in una fase della nostra vita in cui abbiamo questo sentimento di ritrovarci un po’ tra due fuochi. Da un lato i figli che rimangono esigenti. Da un altro i genitori, se siamo fortunati di averli ancora, che inesorabilmente lo diventano anche loro, sempre di più. 

Lo vedo con tante amiche coetanee. Siamo tutte più o meno arrivate in una fase di grandi equilibri psicologici, facendo pace con le tante insicurezze degli anni precedenti, con la fatica dei bambini piccoli, e del multitasking alla potenza che una famiglia in crescita ci ha imposto, volenti o nolenti, per anni. 

Arriviamo in una fase da empty nester in molti casi con ancora tante energie. Sappiamo di doverle risparmiare perché nonostante i figli partiti di casa, le sollecitazioni da parte loro sono ancora molteplici. Poi ci sono appunto i genitori, che vediamo pian piano meno energici e con il bisogno di una nostra presenza più costante.

Abbiamo il sentimento di essere libere da un lato, ma mai completamente. Respiriamo a pieni polmoni, godendoci la gestione del nostro tempo. Nello stesso tempo viviamo sul chi va là. Nel giro di un attimo un colpo di telefono può riportarci alla realtà : un figlio che ha bisogno di noi, un genitore che perde colpi.  

Come dire di no agli uni e agli altri? Complicato. Non abbiamo scuse, per i figli ci siamo sempre stati, come smettere di esserlo solo perché sono volati fuori dal nido?  E i genitori poi? Abbiamo sempre più coscienza che non saranno eterni. Questo ci spinge a voler godere di loro e anche di loro piccoli e grandi acciacchi, in modo più intenso e continuo, poi sarà troppo tardi.

Quando ho compiuto 50 anni, 4 anni fa, con due figlie già fuori dal nido e una terza in partenza, mi sentivo, e continuo a sentirmi, molto più in pace con me stessa rispetto alla trentenne e quarantenne che ero.

A 30 la mia famiglia in crescita, le bambine piccolissime, l’inadeguatezza della giovane mamma e donna che ero. A 40 la pressione dell’adolescenza incombente delle mie ragazze, il peso della responsabilità  di farle crescere come future adulte responsabili e, unito a  tutto il restole nostre vite e carriere in costruzione. Ciliegina sulla torta per noi anche gli equilibri da ritrovare in tutti i campi, muovendoci di continuo da una parte all’altra del mondo.

A 50 ci sono arrivata con  il sentimento di avercela fatta. Assaporo il piacere di ritrovarmi in coppia, con lo stesso compagno, e sentire che alla fin fine siamo quasi la versione migliore di quelli che eravamo due decenni prima.  Ho imparato sulla mia pelle quanto sia inutile giocare alle wonder woman, e mi siedo e mi rilasso molto più di prima, coccolandomi alla grande.

Mi alzo al mattino più sicura e sorridente, mi sento bene  ma… felicemente schiacciata. Dico felicemente perchė spero veramente non arrivi mai il momento in cui le mie ragazze non avranno più bisogno di noi. Felicemente perché è un privilegio avere ancora una mamma di cui preoccuparmi, ne abbiamo salutati di affetti in questi anni e sappiamo quanto sia sempre troppo poco il tempo da passare insieme, quanto sfugga e sia prezioso.

La distanza dai due pezzi di pane del mio sandwich, la mamma e le figlie, ogni tanto fa capolino a far traballare i miei equilibri, ma cerco di non farmi spiazzare e vado avanti.

E come tante mie coetanee mi trovo a gestire vite giovani e anziane, anche fusa dai fusi, con quelle telefonate che quando arrivano in orari non canonici ti fanno trattenere il fiato. Con quelle non telefonate che ti interrogano. Con le assenze e le presenze da gestire tipo tabella excel. Ma va bene così. Ogni fase della vita va gustata anche quella un po’ schiacciata tra i mille pezzi del nostro cuore.

E voi vi ci ritrovate in questa generazione “schiacciata”?

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