A Parigi torno spesso. Parigi è stata casa. E a Parigi che abbiamo mosso i primi passi in espatrio, che siamo diventati genitori e famiglia. Una città con la quale avrò sempre un legame speciale. Se non ci fosse stata Parigi non ci sarebbero stati i successivi 27 anni in giro per il mondo.

Mi piace pensare che siano proprio gli anni parigini quelli che ci hanno regalato la voglia dico ti usare a rimetterci in gioco.
Ogni volta che torno a parigi, anche se per pochissimo come in questi ultimi giorni, è un po’ come tornare a casa. Ritrovo i miei passi, le mie abitudini, e degli affetti che sanno sempre accoglierci a braccia aperte.
Ogni volta mescolo un po’ di nuove scoperte. La città cambia e si trasforma al ritmo degli anni che ci hanno portato lontana da lei.
Quando ci chiedono qual’è la città nella quale vi siete sentiti meglio? Qual’è il posto in cui avere vissuto che avete amato di più? Rispondiamo sempre che ogni città ed ogni posto corrisponde ad una fase della nostra vita e sono stati ( e sono) perfetti in quel momento preciso.




Parigi ci ha accolti giovani, in attesa di un primo figlio e ci ha visti diventare famiglia. Era il posto ideale dove muovere i primi passi lontano dagli affetti solidi, le distanze ridotte con l’Italia, i collegamenti semplici. E poi la Francia sa accogliere le famiglie con bambini, è ben organizzata per questo. Forse non avremmo potuto muovere così bene i passi in espatrio e nel mondo della genitorialità, se il nostro punto di partenza sui due fronti non fosse stato lo stesso.
Ieri nel mio viaggio che da Parigi mi portava a Torino, ho piacevolmente chiacchierato con una coppia di nonni. Nonni che, proprio come i miei genitori, per ben tre volte, avevano fatto quello splendido viaggio. Il viaggio che ti porta ad abbracciare un figlio che stringe il suo, di figlio, tra le braccia.
Ho ripensato all’emozione, allora, dei miei genitori riflessa nei visi di questi due nonni. Ho ripensato alla me che 27 anni fa chiamava Parigi casa e attendeva con entusiasmo quel primo abbraccio con sua figlia ( che in realtà pensavo come un figlio, ma questa è un’altra storia). Emozionante ripensare a quella prima scelta di partire, forse la più difficile e combattuta, ma sicuramente anche quella che rimarrà la più importante di tutte.
Grazie Parigi!
PS grazie alla mia amica-sorella Sonia, ormai super parigina, ho scoperto due posticini che sono uno attaccato all’altro. Un caffè che è più di un caffè, dove si possono seguire dei corsi di degustazione proprio di caffè, con un’atmosfera splendida: La Caféothèque.

Di fianco la libreria Les Piétons de Paris, un insieme delizioso di libri e guide su Parigi, anche in inglese.

Rispondi