Sono due mesi che ho lasciato la Svezia. Due mesi volati. Due mesi in cui ho cercato di impossessarmi il più possibile del mio nuovo paese, senza mai guardarmi indietro.

Ho imparato al ritmo del cambiamento a guardare soltanto davanti a me quando atterro in un nuovo paese. Deve essere una forma di protezione, o forse semplicemente so che voltarmi indietro non serve.
Quando mi chiedono “ti manca la Svezia” se rispondo NO, c’è chi mi guarda strano. Se rispondo SI, c’è chi mi chiede ma chi te lo fa fare. Chi ti obbliga sradicarti ogni volta?
Non rispondo, non rispondo più a questo tipo di domande. Difficile capire noi espatriati e questo nostro semplice adattarci subito al nostro nuovo mondo.
Difficile non vedere, da parte di chi fa vite più sedentarie, una certa durezza che l’esercizio del continuo andare sembra buttarci sulle spalle. Non c’è bisogno di essere capiti da tutti, e con gli anni certi giudizi mi lasciano allegramente indifferente.
Certo che i paesi in cui abbiamo vissuto ci mancano, o meglio ci mancano le belle amicizie costruite, le relazioni umani delle quali ci siamo circondati. ci manca la loro quotidianità, quel caffè preso al volo, la cena improvvisata. La semplicità di gesti e parole che si acquisisce con la complicità. Abbiamo però imparato ad andare oltre il quotidiano, a vivere anche nella mancanza. Sappiamo che poi ci si ritrova e sarà bello.
Sappiamo anche che abbiamo scelto di vivere così, di metterci in gioco in un movimento continuo e, come per ogni scelta, anche questa ha mille cose positive e altre più complicate.
È sempre questione di equilibrio. Di trovare il proprio di equilibrio. Per qualcuno sarà non muoversi mai, per altri cambiare scenario. Per qualcuno vivere circondati da certezze, per altri con un mondo intorno in continuo movimento.
In questi due mesi mi sono “nutrita” dell’essere assolutamente fuori dalla mia confort zone. Mi sono resa conto, ancora una volta, che una delle cose che mi piace di più del cambiamento è proprio questo non conoscere, scoprire, la sfida del non vedere al di la del mio naso, del dover ricominciare tutto da capo.
Eccitante, sfidante, entusiasmante. Ma forse non semplice e non per tutti.
Allora guardo avanti, mi godo ogni nuova scoperta, ogni nuovo incontro. Lo condivido con chi ha voglia di scoprire con me anche da lontano, con chi capisce il nostro viaggio. Non mi volto perché per continuare a farlo con lo stesso entusiasmo non posso permettermi la nostalgia del passato. Il passato ci ha portati dove siamo adesso, sarà sempre parte di noi, ma quello che abbiamo davanti è il nostro presente da vivere e costruire con il cuore leggero e la mente aperta!
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