Cronaca di un trasloco

Se martedì quando il container è arrivato al porto di Montreal, ho provato un certo sollievo, quando giovedì sera il trasloco nella casa nuova era ormai cosa fatta, e tutte le nostre cose erano veramente li, sane e salve, ero felice e eccitata come un bambino la mattina di Natale.

Ammetto che la notte successiva ho faticato a dormire. Una strana sensazione di immensa stanchezza mista con una scarica inattesa di adrenalina. Dopo un mese in sospeso, casa stava prendendo forma.
Mai trasloco mi aveva messa in agitazione come quest’ultimo, e non per il trasloco in sé. La compagnia scelta non mi convinceva, le voci che arrivavano da destra e sinistra non erano per nulla rassicuranti. Quelli che gestiscono tutti i traslochi delle più grosse aziende svedesi, si presentavano con un biglietto da visita sgangherato, e con l’unico pregio di essere i più economici. ( motivo per cui tutte le aziende le utilizzano per mandare in giro impiegati e famiglie).

Il mio timore iniziale è stato rapidamente spazzato da una squadra professionale che mi dava l’impressione di sapere il fatto suo. Io non li ho mollati di un passo, risultando, credo, una vera rompi scatole. Alla fine mi sono anche scusata un po’, per il mio continuo controllare e mettere il becco sul come imballavano. L’aver vissuto molti traslochi mi ha comunque dato subito la capacità di valutare il loro modo di procedere e rassicurata non poco,

Ma l’esperienza insegna che solo all’arrivo del container si potrà veramente valutare quanto bravi sono stati all’imballaggio. Credo fino qui migliori in termini di non danni, a parte un vasetto da quatti soldi, tutto era perfetto.
Ma veniamo alla squadra che ha ricevuto il container e sballato i 289 elementi che costituivano i 40 e più m3 che da Stoccolma sono giunti in Canada: li ho definiti super star. Erano in nove, cosa mai vista neanche in India, dove mi pare fossero otto: quattro in casa e cinque fuori. I quattro in casa senza scarpe per non sporcare, recuperavano e smistavano gli scatoloni e i mobili, sotto la mia direzione, lista alla mano. Erano talmente veloci che ho fatto fatica a stare dietro ai numeri.

In due ore avevano scaricato tutto e hanno iniziato a sballare e montare. Anche qui con professionalità, rapidità e soprattutto gentilezza. Ho cercato di dare una mano, ma nonostante la mia dimestichezza con i traslochi, seguire il loro ritmo è stata dura.

In un giorno hanno fatto tutto, avrebbero forse fatto persino meglio se avessi avuto le idee più chiare sul dove mettere le cose. Comunque già il fatto di non avere più uno scatolone in giro, era un bel risultato.
Venerdì e sabato sono stati giorni intensi, frenetici ed eccitanti. Faticosissimi certo, ma vedere una casa prendere forma, una nuova casa, è entusiasmante.
Certo non è finita, ma da questa sera dormiremo li, lasciando finalmente l’alloggio provvisorio che ci ha accolti e accuditi in questo primo mese canadese,

Da domani in una casa che sarà più o meno funzionale, cominceremo a costruire memorie e prendere possesso degli spazi come se fossero sempre stati lì ad aspettarci.
Anche questo trasloco ormai è già passato. Mesi fa speravo con tutta me stessa di essere già al punto in cui sono adesso, praticamente installata. Oggi, nonostante la sveglia alle cinque, per quella botta di adrenalina ancora in circolo, sono veramente felice di avercela fatta per l’ennesima volta, e non dico che sono pronta a ripartire domani, ma che se tutto andasse sempre come in questo trasloco numero 9, il numero dieci non mi spaventerà affatto!

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