9 Novembre 2023, Stoccolma.

E così ho chiuso anche questa porta, come tutte le altre prima e come sicuramente succederà ancora in futuro. Ho fatto un ultimo giro del nostro appartamento. Vuoto, pulito, perfetto. Ho acceso tutte le luci e ho camminato piano, stanza dopo stanza. Ho respirato ricordi e mi sono nutrita per un ultima volta delle mille sensazioni che questo posto mi ha regalato.
Me le ricordo tutte le porte chiuse piano. Le ho impresse tutte nella memoria mescolate con le lacrime che vengono fuori. Chiudere una porta simbolicamente racchiude il chiudere una parentesi di vita,
Ho pianto in Rue du Débarcadère, dove siamo diventati famiglia. In Ruelle Malot dove siamo arrivati in tre e ripartiti in cinque. In rue de Bizy, testimone dei primi passi di Camilla, delle prime letture di Chiara, delle note strimpellate al violino di Federica. Ho pianto in Ichibanchō , perché non puoi partire da Tokyo con il cuore leggero. E poi in Injambakkam perché l’India è un posto speciale e unico.
Ho asciugato lacrime al Clos de la Tournelle, perché anche se non era stato facile questo ritorno in Europa, anche li avevamo ricostruito casa. E ne ho asciugate tante in Alvarado Avenue, cinque anni di vita in California lasciano il segno.
Le case non sono solo case. Le porte che si chiudono hanno un significato profondo, chiudono una parentesi di vita, un pezzo di strada fatta, mille momenti importanti vissuti in famiglia e con gli amici. Chiudere una porta ci da la consapevolezza del tempo che passa, inesorabile, e tutto sommato anche del come passi in fretta.
Ieri ho avuto in mano per la prima volta le chiavi di Brahegatan. E quel ieri era cinque anni fa. Cinque compleanni passati li moltiplicati per cinque, cinque alberi di Natale a decorare il salotto, una graduation di liceo, quattro di università, tanti successi, un nuovo libro pubblicato, una fabbrica tirata su da zero. Tante risate, momenti belli e qualche lacrima, la vita insomma. Mille cose fatte insieme come famiglia di cinque, preziosi e rari, tante in due, come è normale e bello, quando i figli prendono il volo.
Mi sono seduta per terra in un corridoio vuoto ed ho pianto, fa bene piangere, ho pianto perché l’ho amato davvero tanto il mio appartamento. Ho pianto forse anche per la stanchezza, fisica ed emotiva. Traslocare non è cosa da poco.
Poi mi sono alzata, ho preso la giacca, le chiavi e ho chiuso per l’ultima volta la porta. Sono scesa lentamente, godendo di ogni gradino, sono uscita e ho percorso la mia strada, tutta fino in fondo, con il mio sacchetto di chiavi in mano. Domani alle 11 darò il sacchetto con tutti i mazzi ai nuovi proprietari, da domani sarà casa loro. E io presto aprirò una porta nuova, e nello stesso tempo una nuova fase della nostra vita, splendida di sicuro la, dall’altra parte dell’oceano!
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