Piccoli nuovi passi.

Erano ormai anni che no mi ritrovavo a compiere quel delicato esercizio del “mi devo reinventare una nuova vita.” Anni in cui, certo, non mi sono adagiata su relazioni acquisite e mondi confortevoli già tutti costruiti, ma pur sempre anni di confort zone. Una confort zone costruita e voluta con tenacia, nella quale anno dopo anno i punti di riferimento si sono solidificati e la mia rete di supporto mi ha regalato mille certezze.

Ed ecco che, come sempre avviene, tutto viene chiuso in un cartone e relegato a passato. Il mondo sicuro si disintegra e noi, gli expat, torniamo indietro al punto di partenza. Tutto va ricostruito. Tutto va scoperto di nuovo. Quello che ieri era certezza sappiamo già che da oggi non lo sarà più proiettandoci in un domani da scrivere pagina dopo pagina.

Ma è veramente un ricominciare da zero? Si e no. Si perché comunque i paesi non si assomigliano e gli espatri neanche. No perché ogni espatrio ci da strumenti nuovi per integrarci alla svelta. Ogni nuova esperienza si aggiunge alle altre regalandoci elasticità e sopratutto “mestiere”.

Espatriare diventa più semplice anno dopo anno. Si sa cosa fare e come farlo. Se la prima volta che sono partita mi muovevo a tentoni, oggi metto in pratica quello che per anni mi ha aiutata a ritrovare equilibri, paese dopo paese, evitando certi errori, ripetendo alcuni gesti.

Tirare fuori il libretto d’istruzioni che da qualche anno era ormai riposto nel cassetto, mi regala entusiasmo. Trovo eccitante la fase del ricostruire. Trovo divertenti ritrovarmi in un posto nuovo come difronte ad una tela sulla quale, in modo esitante, incominciare a dipingere la mia vita futura. Scrivere su delle pagine bianche è uno degli esercizi che adoro di questa vita all’estero, farlo poi sapendo a grandi linee come procedere mi da sicurezza.

La rete e tutte le informazioni che si trovano on Line aiutano sicuramente dal lato pratico. Da quando i social sono entrati a far parte delle nostre vite, espatriare è sicuramente diventato più semplice. Se la prima volta che sono partita, nella primavera del 1997, mi avessero dato gli stessi strumenti accessibili oggi, avrei ricreato il mio mondo più in fretta. Oggi, e negli ultimi espatri, la prima cosa che faccio quando una nuova destinazione si profila all’orizzonte, è andare a cercare on Line. Informazioni generiche, gruppi vari installati in loco, associazioni ludico ricreative, metto tasselli che rimano con sicurezza, per affrontare il cambiamento con serenità.

Alle informazioni che trovo in rete si aggiungono poi i contatti di amici di amici. Il mondo degli espatriati è un grosso paesone, in cui qualcuno conosce sempre qualcuno che abita dove devi andare ed è pronto a darti una mano. Più si gira e più si conosce gente, più le probabilità che uno dei tuoi amici conosca qualcuno, sono alte. Per Montreal mi è andata di lusso, ed anche se non sono ancora lì al 100%, mi sento quasi a casa.

Con tutte le informazioni che si raccolgono prima dell’atterraggio, tutto si trasforma rapidamente in affrontabile. Se poi aggiungo quanto scoperto nel viaggio di ricognizione, le ansie da arrivo sono nettamente meno forti. Sapere come e dove muoversi e anche sapere di avere qualcuno che ti accoglie e con cui potrai costruire nuove amicizie ti mette le ali.
Dal lato pratico tengo sempre ben presenti alcuni punti.

  1. Andare verso gli altri, partendo dal principio che nessuno verrà a cercarmi, perché sono io quella che arriva e sono io a dover fare uno sforzo di integrazione. Aprire casa mia dal primo giorno è importante.
  2. Tuffarmi nella nuova vita senza attaccarmi ai ricordi della vecchia, il confronto non mi aiuterebbe di sicuro nel processo che mi condurrà a sentirmi veramente bene.
  3. Da sempre mi porto dietro un consiglio semplice semplice che mi diede mia sorella nel lontano 97: “ vai ai giardini( avevo una bambina piccola allora) e incontra gente”. Ai giardini forse non vado più, ma il giardino è il mondo la fuori nel quale tuffarmi. Il giardino è la socializzazione necessaria per raggiungere il giusto equilibrio.
  4. Tenere ben presente che solo io sono artefice della mia felicità, nessuno mi aiuterà, ma se non sono felice posso sempre poter tornare indietro. Non l’ho mai fatto, ma sapere che esiste una possibilità di ritorno cambia veramente il modo di affrontare il tutto.

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