Identità linguistica e culturale.

Argomento complesso e ricorrente per chi come noi ha cresciuto, e cresce, figli multilingue e multiculturali.

Spesso affronto l’argomento con le mie ragazze, che avanzano a grandi passi verso il periodo della loro vita in cui inizi ad immaginare la famiglia che avrai.

Ma come parlerete hai vostri figli? Ecco la domanda ricorrente. La risposta non è scontata. Mio papà cresciuto in Italia con genitori francesi, con noi figlie ha sempre parlato la sua lingua del cuore, il francese, stessa cosa con i suoi nipotini. Ma diciamo che la scelta per lui era tra lingua materna e quella nella quale era cresciuto. Per le ragazze il discorso è più complesso.

Se l’italiano è stato da sempre la lingua che ci siamo portati a zonzo mantenendola viva tra le quattro mura domestiche, le nostre ragazze fin da subito hanno avuto sollecitazioni esterne in un mescolarsi di lingue e culture.

Questo ha complicato le cose, mescolando carte e identità culturali. Ne ho parlato più volte del come alla fin fine abbiamo creato un vero e proprio lessico famigliare, allegro e veramente nostro. C’è però un MA, come si può trasmettere questa babele a dei bambini futuri? Come dei partner che magari aggiungeranno una nuova lingua al mucchio, potranno gestire la cosa?

Ne parlavo con le ragazze qualche settimana fa. Serenamente ho detto ” Sicuramente parlerete la lingua che sentite più vostra, quella del cuore”. Chiara di getto mi ha risposto ” Allora parlerò il Javanais”. Risata generale.

Il javanais è una di quei linguaggi infantili segreti, equivalente del nostro alfabeto farfallino, con il quale le bambine alle elementari comunicavano tra di loro piccoli segreti, incomprensibili agli adulti ( e forse anche ai maschietti). Io ho odiato l’alfabeto farfallino, ero negata e non ci capivo nulla, tipo arabo per me. Non sopporto neanche le mie figlie quando ancora adesso si parlano in Javanais.*

La risposta di Chiara mi ha fatto riflettere, per lei il Javanais è una specie di lingua del cuore, un punto fermo in un miscuglio che si porta dietro dal primo giorno in cui ha posato gli occhi sul mondo. Non è semplice per i nostri ragazzi ritagliarsi un’identità culturale e linguistica definita, quando il mondo è stato da sempre il loro terreno di gioco.

Certo appartengono a quella fetta di giovani che definiamo THIRD CULTURE KIDS, ma nel momento di trasmettere questa loro cultura mescolata, dovranno fare i conti con una realtà magari diversa. Con un partner che avrà a sua volta da trasmettere una sua lingua ( e cultura). Con un contesto culturale che magari non c’entra nulla con uno di quelli del loro melting pot!

Capisco quello che mia figlia voleva comunicare con la sua risposta. Un punto fermo, un qualcosa che è sicurezza, radici, memoria. Perché no, alla fin fine ogni nuova lingua e nuova cultura apre lo spirito!

Io comunque ho sottolineato già fin d’ora che parlerò solo ed esclusivamente in italiano, unico dubbio, ne sarò capace?

*Nel Javanais la sillaba ⟨av⟩ è inserita nelle parole dopo ogni consonante seguita da una vocalec . Ad esempio gros diventa gravos,  bonjour bavonjavour , Paris becomes Pavaravis.

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