Quante volte ho sentito la frase “voglio partire”. Quante volte ho letto nei vari gruppi FB un “sono appena arrivato cerco un lavoro” spesso condito con un “non parlo la lingua”. Tante, forse troppe.

La voglia di partire e di lanciarsi in nuove avventure è una cosa stupenda. Sappiamo bene la folle scarica di adrenalina che ci assale quanto un nuovo progetto, e una nuova partenza, si delinea all’orizzonte. Sappiamo però anche quanto sia importante mescolare la voglia e l’entusiasmo con un qualcosa di concreto, e questo anche a 20 anni.
Partire all’avventura è un conto, farlo assolutamente allo sbaraglio è un altro. Arrivare in un paese nuovo senza nessuna certezza e senza, almeno a grandi linee, conoscerne la lingua, è pura follia. Lo è se si è da soli, lo è ancora di più se ci si trascina dietro una famiglia.
Noi siamo i primi ad aver colto occasioni un po’ folli, ma mai prive di un certo numero di certezze, e siamo anche i primi a dire, soprattutto ai giovani, andate, saltate su un’opportunità, non lasciatevi frenare dalla paura dello sconosciuto, dagli affetti che frenano. Il mondo è un immenso terreno di gioco e offre esperienze straordinarie, ma è importante che le esperienze siano anche concrete.
Ogni volta che leggo appunto di giovani che sbarcano da qualche parte alla ricerca di un lavoro, quasi in fuga, o di altri che pur di partire sono disposti a tutto, mi interrogo. Ma vale veramente la pena andare oltre confine quando non ci sono le basi giuste?
Non credo che l’espatrio vada “ottenuto” ad ogni costo. Penso che espatriare sia una bella lezione di vita, una scuola che forma e tempra, addirittura ogni tanto penso che dovrebbe quasi essere “obbligatorio” un annetto di formazione fuori dalla proprio comfort zone, ma ci sono dei MA. Non si parte allo sbaraglio, l’atterraggio può non solo far male, ma anche e soprattutto essere catastrofico.
Volete partire? Benissimo. Costruite un progetto. Valutate opportunità. Imparate la lingua locale se necessario. Perfezionate l’inglese che comunque apre tante porte. Cercate di capire cosa potete o non potete fare. Informatevi sul costo della vita a destinazione, salario più alto non rima necessariamente con livello di vita più elevato, quello che può sembrare uno stipendio incredibile, rapportato al nuovo posto può essere scarsamente sufficiente. Insomma poche idee ma ben chiare. Pochi passi da fare ma ben preparati. Salti un po’ senza paracadute, ma con un livello di rischio misurato.
Meglio rimandare di qualche mese o di qualche anno un progetto, anziché ritrovarsi in difficoltà. Non dimentichiamo che la vita all’estero richiede tantissime energie e un po’ di solidità psicologica, se dall’inizio si lotta con un lavoro che non c’è e mille salti da fare per arrivare alla fine del mese, anziché un bel giro di giostra, la nostra esperienza all’estero diventerà un lungo e tortuoso cammino!
L’espatrio va preparato, va accolto con entusiasmo e affrontato con il sorriso: i tre elementi chiave per partire nel migliore dei modi, il resto poi lo costruiamo con tenacia passetto dopo passetto!
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