“Essere nomade è sentirsi a casa ovunque.Forse è questo il prezioso equilibrio che mi rende così felice”

Questa frase, questa breve frase ha fatto centro. Riassume in poche parole quello che cerco di spiegare a me stessa e agli altri, da anni. Riassume forse i miei 26 anni di vita in movimento, nel modo più semplice e chiaro possibile.
Sto leggendo un libro sugli Himba*, la popolazione tribale incontrata in Namibia e mi fermo su queste parole, cosi vere, cosi intense..
Sono in aereo tra Stoccolma e Parigi. Sono uscita di casa mentre all’orizzonte un cielo rosso fuoco indicava il sorgere del sole. Sto viaggiando verso una delle mie città del cuore, di quelle che hanno dato un senso alla mia vita nomade e sono entrate a far arte della nostra storia.
A Parigi mi sento a casa, non c’è dubbio, non solo è una città che amo, ma è una città che capisco. La conosco nei suoi tratti, nei suoi modi, nel suo caos. A Parigi il mio viaggio è iniziato, è stata Parigi a lanciarmi in questo percorso che tappa dopo tappa ha costruito questa mia vita nomade, in un senso, ma con profonde radici nell’altro.
Sono proprio le profonde radici sparse che ho seminato, che abbiamo seminato, che ci regalano quell’equilibrio che ci rende felici.
Da un lato mille fili sconnessi e connessi nello stesso tempo, dall’altro il tempo di non annoiarsi mai perche il viaggio continuo non lascia spazio alla noia. Siamo in equilibrio perenne e precario tra mondi diversi, vite diverse, lingue che si confondono.
Ma questo modo di vivere che ci vede sempre proiettati in avanti è gioia pura.
È una sensazione incredibile quella di vivere il lusso di sentirsi a casa in diverse parti del mondo, e addirittura poterle chiamare casa, il che va oltre la sensazione stessa.
Chiamo casa i posti in cui ho vissuto, nei quali ho sparso pezzi di cuore, lasciato ricordi, e vissuto sensazioni che mi accompagneranno per sempre. Mi sento a casa spesso in molti posti nei quali passo solo il tempo di un viaggio. La vita nomade mi ha regalato la capacita di adattarmi in fretta, di cogliere subito un qualcosa che potrebbe farmi essere felice anche li. Spesso quando viaggio in un posto, una città, un paese, penso a come potrebbe essere la mia vita li, a quali sarebbero gli scogli da superare, alle scoperte che potrei fare. Ogni luogo diventa un papabile posto in cui posare le valigie perche ogni luogo mi attira e intriga, dandomi la voglia di guardarlo oltre gli occhi del turista.
Essere nomadi è anche questo, posare lo sguardo su un luogo considerandolo come un posto nel quale tutto sommato potremmo posare baracca e burattini.
Orizzonti incredibilmente ampi e praticamente senza confini: felicità pura.
Cosa ne pensate?
- Pieds nus sur la terre rouge di Solenn Bardet
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