Quanto è difficile accettare il nuovo paese quando si cambia dopo aver adorato il precedente?

Leggevo una riflessione su FB che mi ha fatto riflettere a quanto, a volte, l’accettazione del nuovo sia proprio legata al processo di distacco dal posto in cui si è vissuto in precedenza. Una forma di elaborazione del lutto.
L’importante è rendersi conto che di può vivere per sempre amando il paese che ci ha ospitati precedenza, pur aprendo il proprio cuore a quello che ci accoglie e che si apre a noi. Non c’è tradimento.
Proprio come dopo la perdita di una persona cara, si impara a vivere l’assenza, conservando immagini e ricordi felici.
Non è semplice ovviamente ma ci sono dei piccoli “trucchi” che possono dare una mano.
Per prima cosa affrontare il nuovo senza preconcetti, senza aspettative e soprattutto evitando i confronti.
Se arrivando in India avessi continuamente pensato a tutto ciò che con facilità avevo in Giappone, avrei preso il primo volo e sarei scappata! Invece ho affrontato l’India come se prima non avessi avuto un luogo adoratoin cui vivere, zero aspettative.
Non fare confronti aiuta a prendere ciò che viene con il giusto entusiasmo, e diciamolo l’entusiasmo in espatrio aiuta eccome.
Lo raccontavo proprio recentemente come, soprattutto davanti alle mie bambine, io abbia sempre fatto vedere il lato entusiasmante delle nostre avventure all’estero evitando di trascinarle in spirali negative.
L’entusiasmo genera entusiasmo e circondarsi di energie positive indubbiamente aiuta a vedere tutto con un filtro migliore.
Che poi un posto di primo acchito ci piaccia meno del precedente, beh assolutamente possibile, ma non ci si deve mai fermare a quelle prime impressioni. Io, li per li, trovavo la Silicon Valley un posto poco interessante, pensando alle esperienze asiatiche, ci è voluto un po’, ma da subito mi sono detta “ sei qui, ti piacerà, datti tempo e andrà tutto bene”.
Darsi tempo ecco un’altro punto importante. Non siamo mica dei robot, abbiamo sentimenti dei quali tenere conto e non è che all’atterraggio possa essere subito colpo di fulmine. Può accadere ma anche no, va bene lo stesso.
Se non accade niente panico, diamoci il tempo di costruire la relazione con la nostra nuova città, accettandola pregi e difetti compresi.
E se non arrivassimo mai ad innamorarcene?
Non è grave, si può anche semplicemente avere una gradevole convivenza senza passione travolgente. Io per esempio dopo l’India ho fatto abbastanza fatica a riabituarmi ad un ritmo europeo e a Saint Germain en Laye faticavo a vedermi installata. Ho vissuto due anni e mezzo con la voglia pazza di ripartire, ma nonostante questo sentimento, sono anche riuscita ad apprezzare la città e le tante cose positive che aveva da offrirmi. Benché non fossi contentissima mi sono detta “ ok cerca di trarne il meglio, carpe diem”.
Alla fine ho pianto chiudendo la porta di casa, ho lasciato un pezzo di cuore e ogni volta che ci torno sono felice.
È complicato cambiare anche se abbiamo scelto di farlo, chiudere porte e aprirne altre può essere un mescolarsi di gioia e dolore, ma non dimentichiamoci mai che siamo noi gli artefici della nostra storia e che nella vita si deve essere felici. Se non lo siamo, possiamo, anzi dobbiamo cambiare anche se è complicato. L’ espatrio si ma non ad ogni costo!
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