Figli expat

Qualche giorno fa, e per l’ennesima volta, un’amica mi ha chiesto tra lo stupito e l’interdetto «  ma le vostre figlie vengono ancora in vacanza con voi? ». Ogni volta do la stessa risposta, «  certo, è l’unico momento in cui possiamo godere gli uni degli altri ». Questa volta poi tra me e me ho fatto una serie di riflessioni che sono più legate ai meccanismi di funzionamento di una famiglia expat, e non tanto al fare o non fare le vacanze con noi.

I ragazzi come le mie figlie, nate e cresciute all’estero, sballottati da un paese all’altro, hanno da sempre trovato rifugio nella famiglia come porto sicuro. La famiglia expat si muove in giro per il mondo, affronta cambiamenti enormi, si ritrova in balia di mondi nuovi tutti da scoprire, e per affrontarli si trasforma in una vera e propria squadra, si chiude compatta per dare supporto ad ogni suo componente, all’inizio diventa il mondo in cui rifugiarsi quando tutto quello che sta intorno è nuovo e da scoprire, insomma una sorta di oasi di pace quando intorno ci sono talmente tante novità da destabilizzarci.

Fratelli e sorelle diventano un supporto reciproco, indispensabili gli uni agli altri, sono rifugio, sfogo, supporto. I genitori fanno le veci di tutta la famiglia allargata, che non esiste più nel quotidiano, o come per noi non è mai esistita nella sua versione di tutti i giorni.

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Negli anni questa famiglia diventata squadra avanza compatta, si protegge vicendevolmente,  diventa uno spazio di quiete nel quale ritrovarsi senza sforzi, con codici di comportamenti noti, con una lingua comune, senza sorprese.

A questo poi si aggiunge che spesso i ragazzi expat volano fuori dal nido presto, appena varcata la soglia dell’università, spesso ben prima della maggiore età, ritrovandosi a gestirsi da soli. Giovanissimi diventano semi autonomi, affrontano a testa alta la vita di tutti i giorni lontano da casa, con forza e determinazione, ma hanno bisogno di tornare a casa, ovunque essa sia, anche se è una casa nella quale non hanno mai vissuto, hanno questo bisogno per recuperare energie, quelle energie indispensabili per continuare poi da soli nella quotidianità.

Nelle famiglie expat la quotidianità molto spesso lascia il posto alla qualità dei rapporti, ci si vede poco, ci si vede per pochi momenti, ma c’è un grande bisogno di avere queste parentesi, queste boccate di ossigeno famigliare, senza le quali sarebbe più complicato vivere mondi separati, mondi nei quali siamo sempre ospiti, mondi dai quali non proveniamo ma che abbiamo fatto nostri.

E allora ecco, si le mie ragazze vengono in vacanza, e sono felici di farlo, e probabilmente lo faranno a lungo, in compagnia, con fidanzati, compagni, mariti, famiglie, perché questo è il nostro modo di funzionare, questa è la squadra che siamo, che vogliamo essere e che ci serve per ricaricare le batterie.ap

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