Una delle cose più difficili quando si parte all’estero è abbandonare le proprie sicurezze, i propri punti di riferimento, la propria rete sociale, e ritrovarsi di colpo senza rete di protezione, confusi e smarriti di fronte ad un mondo tutto da scoprire, intrigante e pieno di incognite.
Da un lato c’è la paura del nuovo, ma dall’altro quella stessa paura si trasforma nello stimolo che ci spinge a partire e a rinnovare la partenza ancora e ancora. Anni fa in un post su questo blog parlai di bulimia da partenza, tanta è la voglia di scoprire e provare altro che si impossessa di chi ha fatto dell’espatrio una scelta di vita. Fui attaccata allora per la scelta lessicale ritenuta infelice, scelta che per me, invece, descrive bene il come ci si sente quando si sta per rimettersi in moto, o anche solo quando il fatto stesso di proseguire nella propria vita all’estero ci regala quegli stimoli che altrimenti verrebbero meno.
Difficile capire cosa animi gli expat seriali in questo loro perenne voler vivere in bilico tra mondi sconosciuti, protesi nella ricerca di equilibri complessi tra il da dove veniamo e il dove siamo diretti.
Ancora oggi mi è stata posta la domanda “ e quando pensate di rientrare nel vostro paese” e ancora una volta ho risposto “ credo mai” lasciando il mio interlocutore basito.
Forse avrei dovuto aggiungere un “ non credo mai, perche non so se potrei vivere in un modo diverso da questo, straniera in quella che chiamo casa mia”. L’essere “diversi”, stranieri, è quello che nutre il nostro vivere all’estero, in quel continuo scoprire aspetti che non fanno parte della nostra cultura di origine e che amiamo follemente mescolare a quelli che ci trasciniamo dietro, sentendoci forse un po’ unici.
Non so se riuscirei a radicarmi nuovamente nel mio paese proprio perche mi mancherebbe quel sentirmi differente del quale felicemente mi nutro da 25 anni, non so se potrei felicemente installarmi di nuovo in una mono cultura, dopo 25 anni a rigirarmi tra culture diverse, mescolate tra loro.
Vivere immersi in una comunità internazionale è uno dei regali più belli che ci facciamo, arrivare la sera con una grande “confusione” linguistica nella nostra testa, fa parte della quotidianità, non essere mai sicuri di reazioni e risposte è lo stimolo continuo, una sorta di benzina per andare avanti.
È strano tutto sommato come spesso questo grande entusiasmo per l’espatrio nasca da un lento processo di distacco dal proprio Paese, intriso di un misto di nostalgia e sofferenza, per poi trasformarsi in stimolo e voglia di continuare a mescolare culture, intrecciare radici, mettersi alla prova. 25 anni fa in certi momenti ho pensato che non c’è l’avrei fatta, poi i momenti sono diminuiti man mano che trovavo nella vita all’estero il nutrimento giusto, e adesso non so se potrei mai farne a meno…. Piacevole condanna all’espatrio eterno!
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