Da vita vissuta a parentesi da turista

Ritornare sui propri passi, ripercorrere strade conosciute, strade che sono state casa per una parentesi di vita. Sedersi nuovamente in posti che erano routine. Da abitante di un posto a turista. Capita quando si è espatriati  di ritornare in posti in cui si è vissuto e di riviverli in veste nuova. Fa sempre un po’ strano perché le vecchie abitudini ritornano in fretta, i gesti che ci accompagnavano nel quotidiano vengono recuperati come se nulla fosse cambiato, mentre molto è cambiato. 

Mi è capitato diverse volte di ritornare dove ho vissuto, mi è anche capitato di ritornare a vivere nello stesso posto, o quasi.

La prima constatazione è che nulla è uguale al prima, che la “mia città” era in realtà quella precedente, che gli anni che passano e il tempo che scorre mi regalano un nuovo modo di percepirla. Non vivere più un luogo mi da un filtro diverso per osservarlo.

Un posto in realtà non è solo fatto di luoghi, ma soprattutto di momenti, di persone, di parentesi di vita vissuta.

Ho amato profondamente tutte le città in cui ho vissuto e le ho amate al di là della città stessa, le ho amate nel loro insieme e come sfondo agli anni che abbiamo trascorso li, che corrispondevano a quel momento preciso della nostra vita, alla fase in cui ci trovavamo come persone, come famiglia.

Mi dico sempre che Tokyo, Chennai, Parigi, Vernon, Saint Germain e poi Los Altos, sono tutti stati pezzi di un puzzle perfetto che si incastravano gli uni negli altri al ritmo della crescita della nostra famiglia, della crescita delle nostre figlie, di quello di cui aveva bisogno in quello momento preciso per sentirci felici e vivere in equilibrio. 

La stessa Stoccolma è diventata casa nel momento giusto.

Le stesse città vissute all’incontrario, in momenti diversi, forse ci avrebbero regalato altro, altre percezioni, forse non le avremmo amate nello stesso modo.

Quando penso all’India mi dico che l’avessi vissuta 10 anni dopo, o 6 anni prima, di sicuro ne avrei apprezzato di meno il lato selvaggio e caotico. Avrei fatto fatica con un bebè e con dei figli in piena adolescenza, mentre era un posto fantastico con loro piccole ma non troppo piccole, grandi da apprezzarne i tratti, ma non troppo grandi da odiarne i limiti.

E poi ci sono gli incontri, le persone che abitano quei posti, le persone che incrociamo sui nostri passi e danno un senso alla nostra vita, ci accompagnano per un pezzo di strada, amici che diventano famiglia, perche ci si stringe gli uni agli altri e cosi si avanza meglio. Anche questi incontri ci aiutano ad avere una percezione diversa dei posti in cui viviamo, li rendono speciali o no, e per sempre il loro ricordo sarà legato. Senza Sophie, Nathalie, Elise, Clara, Graziella, Florence, Sameer, Sonia, Marine, Cecilia, Aurelie, Claude, per citarne alcune, i posti che mi sono lasciata alle spalle non sarebbero tali, sono loro ad averne costruito il senso, ad avermi regalato quel passato di ricordi che mi porto dietro come il mio bagaglio più prezioso. Per sempre le mie città saranno loro e loro saranno le mie città.

Un giorno anche Stoccolma farà parte dei ricordi, dei posti in cui ho vissuto e dei posti in cui tornare. Oggi sono a Parigi, la città che ci ha fatto diventare famiglia, la città che mi ha fatto diventare mamma. 

Ne ripercorro le sue strade come mille volte in questi ultimi 25 anni, ed è una città diversa sicuramente da quella in cui sono atterrata incinta di 4 mesi con tutto davanti a me. Oggi ho 25 anni di più , un giro del mondo sulle spalle, quella pancia si è trasformata in una brillante giovane donne, e sicuramente della Parigi di allora sono rimasti i ricordi e mile immagini scolpite nella mia mente, tanti momenti, risate, sensazioni che mi porto sempre dietro, in me e che mi accompagnano adesso che ufficialmente sono turista.

Rispondi

Scopri di più da Come sopravvivere in giro per il mondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere