Lo shock culturale indispensabile passaggio per chi vive all'estero!

Ci sono diverse cose utili da sapere quando si parte per la prima volta, qualche consiglio logistico per rendere l’atterraggio più dolce e soprattutto l’essere consci che non tutto sarà semplice. Meglio partire con i piedi per terra e consci che nessuno una volta arrivato all’estero poserà le valigie come se niente fosse, anzi!

Ma alla fin fine è anche questo il bello, uscire da quella comoda zona di confort nella quale viviamo e lanciarci senza paracadute alla scoperta di un posto nuovo, con tutti i suoi difetti e i tantissimi pregi.

Tutti prima o poi fanno i conti una volta arrivati a destinazione con lo shock culturale e questo che si parta per la prima volta o per l’ennesima.

Ma lo shock culturale è qualcosa di negativo? Non credo e vi spiego il perché.

Quando ci muoviamo ci portiamo dietro il nostro bagaglio culturale, quello che durante la nostra crescita i nostri genitori ci hanno trasmesso, fatto di modi di pensare e di agire, un qualcosa radicato in noi, che volenti o nolenti ci condizionerà per sempre. Questo bagaglio culturale ci seguirà sempre applicando un filtro alla percezione che avremo del nuovo Paese, al quale rivolgeremo sempre uno sguardo “filtrato” dal nostro passato, quel passato che ha creato le solite fondamenta sulle quali poi accumuliamo il resto. Il resto saranno le culture successive che a loro volta sovrapporranno dei filtri al nostro modo di vedere e percepire. Detto così può sembrare spaventoso, una gran babele di culture percepite a metà e sempre filtrate dal background precedente, ma in realtà è un elemento fondamentale per definire gli espatriati e per rendere la loro fase di shock meno… shoccante !!

Lo Shock culturale non è sempre facile da superare, ma è, per assurdo, anche quello che rende il vivere in un Paese diverso dal nostro, così interessante! Senza lo stupore suscitato dai primi passi, dalle prime scoperte, dai primi non ce la farò, non sarebbe lo stesso, espatriare non avrebbe quel sapore di avventura che invece ha.

Se tutto fosse uguale, se niente ci sorprendesse, né in positivo, né in negativo; se guardandoci intorno non avessimo la voglia continua di tirar fuori la macchina fotografica e fissare tutto ciò che vediamo; se le nostre orecchie non registrassero cose diverse da quelle che siamo abituati a sentire, spostarci di 1000 o 10000 chilometri non avrebbe più lo stesso gusto.

Proprio nella differenza sta la bellezza dell’espatrio, in questo scontro continuo con cose che ci allibiscono, ci danno da pensare, ci fanno anche avere nostalgia di casa, ma una nostalgia romantica e positiva.

Nascere e crescere con certi valori e riferimenti non è un qualcosa che si può chiudere dietro la porta ad ogni trasloco, è un bagaglino che ci accompagna, trasformandosi ad ogni passo, senza mai modificarsi nel profondo, e che ci aiuta ad accogliere le novità che la vita all’estero ci pone davanti e anche ad assimilarle.

La nostra cultura rimarrà la stessa ad ogni passo e sarà proprio grazie a lei che continueremo a stupirci per ciò che è diverso, e saremo felici di farlo!

Sarà forse nel momento in cui non avremo più il sentimento di scontrarci con qualcosa che non capiamo,  il sentimento di confrontarci con bizzarrie assurde, che dovremo farci la domanda se vale la pena continuare a girovagare per il mondo o se è giunto il momento di tornare alla base.

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