Eccoci in volo per Londra. Sveglia all’alba, notte agitata come tutte le notti che precedono partenze importanti. Camilla torna a Londra, nonostante tutto, torna alla sua vita, ai suoi amici e ai suoi studi, io vado con lei e per un po farò avanti e indietro, sperando che il covid non venga nuovamente a metterci i bastoni tra le ruote.
Torno a Londra dopo un anno esatto, torno a Londra con un miscuglio di sentimenti, sono rcontenta di riaccompagnarla qui, dove penso debba essere per il suo equilibrio di giovane adulta, sono preoccupata di lasciarla fragile e alla ricerca della via d’uscita dall’anoressia.
Sono fiduciosa che la strada intrapresa sia quella giusta, anche se ancora in salita, così come sono certa che rituffarsi in ciò che le piace e nelle sue amicizie sia la medicina migliore e l’arma più potente per aiutarla a recuperare.
Davanti a me una settimana per godermi la città è ancora un po’ di lei. Una settimana per lasciarle la mano gradualmente. Ormai sono abituata a questo delicato esercizio, le ho viste partire una dopo l’altra, e le ho anche sempre viste ritornare per delle parentesi più o meno lunghe. Non ho più paura della mancanza fisica perché ho imparato a colmare i vuoti godendo al massimo della loro presenza quando siamo insieme, non ho paura dei giorni che passano senza una quotidianità, la qualità dei pochi momenti la rimpiazza alla grande, ho però paura delle loro fragilità quando sono lontane, di non fare in tempo a capirle, di non essere lì ad ascoltarle tenendole strette.
Con l’anoressia entrata a far parte delle nostre vite, la mia paura si è forse ancora di più moltiplicata, ho capito come gli equilibri siano spesso fragilissimi e si rischi a volte di non accorgersi del precipitare delle cose.
La distanza non mi pesa, mi pesa il filtro che può mettere però alle percezioni, e percepire il disagio è importante per attenuarne le conseguenze.
Sono sicura però che la “battaglia” di queste ultime settimane sia servita a tutti noi, a lei in primis per affrontare le sue paure e superare i limiti imposti dalla malattia, a noi per leggere meglio tra le righe e capire soprattutto cosa fare e come farlo. Non tornerà indietro e non rifaremo gli stessi errori nel non voler vedere.
Tra mezz’ora atterreremo, il nostro volo è un po’ in ritardo, i soliti che non hanno potuto imbarcarsi perché non avevano tutti i documenti richiesti, e abbiamo dovuto attendere che sbarcassero i loro bagagli. Poseremo le valigie in albergo per poi concederci un meritatissimo brunch da Half cup, uno dei posti del cuore di Camilla, che è anche quello in cui l’ho abbracciata e salutata l’anno scorso prima di lasciarla, con gli occhi velati di lacrime di chi per la prima volta vede il cucciolo di casa volare da solo e di chi per la prima volta prende il volo per il futuro tutto da costruire.
Un anno dopo, insieme e sempre con grandi ali per prendere il volo, forse un po’ più solide!

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