Ieri scrivevo un post che mi ha fatto riflettere sulla differenza tra chi viaggia e chi espatria, sul valore aggiunto dell’espatrio come modo di conoscere “dall’interno” un mondo o una cultura.
Se viaggiare ci apre la mente, ci porta a scoprire nuovi posti, assaggiare nuova cucine, camminare in luoghi magici e coglierne la bellezza in mille scatti. Espatriare invece ci porta a metterci in gioco, ad atterrare in posti sconosciuti e chiamarli casa, a vivere ai limiti della nostra zona di confort, a scoprire luoghi nuovi ma dall’interno, cogliendone le sfumature culturali che li rendono unici e diversi dal nostro d’origine.
La differenza è grandissima e anche molto profonda.
Il viaggiatore “mette il naso” in un nuovo paese, gioca con le sue sfumature, l’espatriato si tuffa corpo e anima nella nuova realtà, assimila le sfumature integrandole nel suo essere. Non è di passaggio, si radica anche se per poco, non torna a casa dopo una, due, tre settimane, ma chiama casa quel posto, quelle strade, quei paesaggi.
Il viaggiatore è li per una parentesi di vita, l’espatriato è li per un per sempre tra due espatri, tra due paesi, tra due esperienze, un per sempre che può finire, ma non subito, non dopo poco, ma solo dopo essersi radicati un pochino, aver assimilato un qualcosa, sentirsi parte di un tutto.
Tra la parentesi di vita e il per sempre si gioca tutta la differenza, nelle sue mille sfumature, nei suoi tanti equilibri, nelle sue molteplici sfaccettature. Si può viaggiare tanto, viaggiare ovunque, percorrere mille strade, ma solo se ci si installa per davvero si entrerà a fare parte di un tutto e sarà questo tutto che entrando a sua volta dentro di noi, ci renderà quegli individui che vagano tra più culture, confusi tra più lingue e a loro agio con background culturali estremamente diversi.
La chiave del background culturale è uno degli altri aspetti fondamentali che segnano la differenza tra chi viaggia e chi va a ricostruire vita e routine altrove, l’integrazione di questo background è necessaria per vivere in un nuovo estero, viaggiando non ce n’è bisogno, torneremo a casa e andrà bene così, avremo un bagaglio di esperienze ma no, non avremo assolutamente e minimamente integrato nel profondo la cultura dei paesi in cui abbiamo messo il naso.
Viaggiare è stupendo, espatriare va oltre.
Viaggiare ci arricchisce, espatriare ci rende delle persone molto diverse da quelle di partenza, non solo ci arricchisce, ci fa crescere, è un regalo gigantesco che facciamo a noi stessi e che ripaga delle tante fatiche del farlo, delle mille energie spese, dei dubbi e delle notti insonni. Viaggiando facciamo valigie e poi le svuotiamo per riporre il tutto in un posto conosciuto.
Espatriando facciamo valigie e riempiamo container che poi svuoteremo in posti che non ci parlano e che a volte ci spaventano anche un po’.
C’è molta eccitazione in entrambi i casi, nel viaggio l’eccitazione si trasforma in fotografie da guardare una volta rientrati nel proprio nido, nell’espatrio invece l’eccitazione iniziale diventa energia per crearlo quel nido.
C’è molta curiosità in entrambi i casi, viaggiando si ha voglia di scoprire il mondo e di conoscerne mille dettagli, espatriando si ha voglia di integrare un nuovo mondo e di impossessarsi di quei mille dettagli.
C’è un pizzico di follia nei viaggi quando si parte all’avventura, c’è tantissima follia quando ci si trasferisce a vivere dall’altra parte del mondo con armi e bagagli, figli, gatti, e compagnia.
Si può viaggiare tanto ma non sarà mai come trasferirsi altrove, e voi cosa ne pensate?

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