Il momento degli addii

Una delle cose alle quali non mi abituerò mai in questa vita vagabonda, sono gli addii. Ogni anno puntuale la stessa triste routine, una giostra di saluti difficile e sempre dura da digerire. Arriva con il primo sole caldo della primavera e si allunga sulle prime note estive, il sole ci scalda la pelle, le partenze ci gelano il,cuore,

Ho chiuso tante porte, abbracciato tante persone, sono partita e sono stata ad osservare chi partiva, ferma, gli occhi lucidi, il cuore gonfio. È un esercizio al quale non ci si abitua mai, al quale forse non ci si vuole abituare. È il prezzo da pagare quando si sceglie di vivere così, quando il cambiare diventa quasi normale, ma i saluti, quelli no, non lo saranno mai, non possono diventare qualcosa al quale ci si abitua senza lacrime.

Ci sono persone speciali che non vorresti dover mai salutare, anche se dal primo giorno sai che ci sarà un punto finale, che tu partirai, che loro partiranno, che il per sempre in un paese che non è il nostro, che non è il loro, non esiste.

Ci sono amicizie che nascono in fretta e che diventano forti subito, forse perché l’espatrio, le sue mile galere, uniscono, forse perché appena atterrati abbiamo bisogno di ricreare subito affetti da installare nel cuore, forse perché quando si vive un qualcosa di nuovo i primi passi condivisi rendono inseparabili. Ce ne sono tante che poi magari sopravvivono meno bene all’allontanarsi, ma quello abbiamo imparato ormai a vederlo da subito, si sa già chi ci sarà per sempre e chi sarà passato, lasciando un segno, ma  nulla più. Salutare quelle che lasciano un segno è triste, salutare gli altri, quelli che sai che ci saranno sempre, è insopportabile. 

Non mi fa paura il quotidiano che non c’è, sono la prima a  dire che nelle relazioni, in tutte le relazioni, sia la qualità la cosa più importante, però, c’è sempre un però, il vuoto, chi parte lascia un vuoto e questo vuoto sarà li a tenerci compagnia, a perennemente ricordarci chi è partito. 

Ho incontrato tanta gente in 24 anni, ogni paese ha saputo regalarmi affetti forti, che resistono, che si nutrono di pochi momenti rubati al tempo che scorre lontano, ma che sanno esserci sempre. Ho imparato a dire addio, che poi suona sempre come un arrivederci in qualche parte di mondo, ho insegnato alle mie figlie a fare altrettanto, a salutare come se ci si desse appuntamento il giorno dopo, ad approfittare dell’attimo, carpe diem.

In teoria tutto è semplice, poi arriva l’estate con il suo bagaglio di entusiasmo, di relax, di giornate che si allungano e con questa profonda tristezza di partenze per altri porti, destinazioni lontane che ci racconteremo al telefono, lacrime inghiottite, sorrisi forzati, ricordi che ti travolgono e ne vorresti ancora ma sai che è finito il tempo, sai che ne costruirai degli altri e ci saranno delle pedine mancanti, sai già tutto perché ci sei passato tante volte. Come sempre sarai un bravo sorridente soldatino, accetterai anche questo, nuovi amici lontani ad abitare la geografia immensa del tuo cuore.

Ecco questo è quel lato della vita in espatrio al quale farò non mi abituerò mai.

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