Non ci sono dubbi che il panorama dell’espatrio subirà grosse modificazioni nei prossimi anni, sicuramente le aziende espatrieranno, se non di meno, ma in modo diverso. Gli espatriati costano caro, una famiglia di 4 persone spedita all’altro capo del mondo, è un peso economico non indifferente per le aziende, certo è anche un investimento che vale la pena di fare, nella maggior parte dei casi, ma forse diventerà un investimento da fare in modo molto più oculato.
Le aziende dovranno fare molta attenzione a chi mandano, alle motivazioni che spingono gli individui e le famiglie a partire, alla necessità o meno di creare sinergie tra casa madre e filiali sparse nel mondo, o tra aziende che collaborano le une con le altre.
Gli espatriati continueranno ad esistere ma ce ne saranno meno e saranno di gran lunghi più selezionati e preparati per partire. Non ci si potrà permettere un fallimento, non si potrà rischiare di spendere energie e denaro su persone che dopo sei mesi vogliono tornare indietro.
Quando partimmo in Giappone, 16 anni fa, fui subito colpita dalle motivazioni prettamente finanziarie che avevano spinto tante giovani famiglie come la nostra ad atterrare a Narita e lanciarsi nel caos della capitale nipponica. Certo l’aspetto economico è sicuramente importante, ma mai dovrebbe essere quello che spinge le famiglie a lanciarsi in avventure lontano da casa. Stipendi triplicati e benefit a palate sono ormai stati molto ridimensionati negli ultimi anni, e lo saranno ancora nel post pandemia, ma mai dovrebbero essere il motore che spinge ad accettare un lavoro dall’altra parte del mondo.
Allora giovane mamma e per la prima volta expat nel senso stretto della parola, con appunto i benefit che ne conseguono, rimasi veramente sorpresa nel vedere quante poche fossero le famiglie come noi che erano partite spinte da voglia di nuovo e di avventura, da curiosità nei confronti di una vita che sarebbe stata diversissima da quella precedente e dalla voglia di aprire nuovi stimolanti orizzonti per le nostre bambine. La maggior parte era li per il salario allettante e con l’idea di mettere da parte più soldi possibile.
Post pandemia benefit e stipendi avranno un peso inferiore, automaticamente questo aiuterà forse nella selezione naturale, chi parte con l’idea di mettere da parte un bel gruzzolo, capirà subito che ci vogliono altre motivazioni.
Le aziende dal canto loro saranno molto più attente nel selezionare, proprio per evitare che chi parte abbia una motivazione solo economica, il che sicuramente spingerebbe l’individuo e la famiglia a integrarsi meno nella nuova realtà e di conseguenza ad accettarne con minor entusiasmo le varie sfaccettature.
I bello dell’espatrio è proprio ritrovarsi a “curiosare” in un mondo nuovo, ad integrare aspetti che non sono nostri, a avventurarci in una cultura da scoprire, ma con l’entusiasmo necessario e la voglia di scoprire veramente nel profondo e non solo superficialmente.
Da espatriata ormai da quasi 24 anni tremo un po’ all’idea che questo nostro mondo subisca ridimensionamenti e scossoni, ma dall’altro lato sono conscia della necessità di sfoltire le fila di questo grosso esercito, mantenendo sul terreno solo le pedine necessarie, che dovrebbero essere tradotte in pedine migliori e sicure di inserirsi nella realtà nuova con il sorriso dal giorno zero.
Ci saranno forse di conseguenza anche meno famiglie in giro, forse più coppie senza figli o single allo sbaraglio, benché scegliere in questo modo, cioè tenendo conto del numero di componenti della famiglia, porterebbe a non fare sempre la scelta migliore sull’individuo, perché non si deve dimenticare che è l’individuo che viene spedito a lavorare all’estero, quello che fa la differenza. Se si punta su X e non su Y è perché X in quel contesto avrà più competenze e capacità di Y, e il fatto che uno abbia tre figli e l’altro sia single incallito non dovrebbe pesare nella decisione di partenza.
Ed ecco allora che si deve capire se X e tutta la sua famiglia saranno in grado di assorbire l’espatrio nel modo giusto, se il partner di X avrà l’entusiasmo che ci vuole per chi “segue” e la capacità di trasmettere entusiasmo al resto della truppa, e ciliegina sulla torta se la nuova futura famiglia expat avrà le “palle” per affrontare la distanza, alla luce anche di quello che è successo negli ultimi mesi, con la possibilità di frontiere che chiudono e di distanze che si allungano.
Espatri più ponderati sotto tutti i punti di vista e la necessità di farsi aiutare da chi ci è passato e può veramente dare una mano perché la transizione sia rapida e senza intoppi.
Tra qualche mese vedremo in che direzione il mondo expat tornerà a girare, per il momento non ci resta che aspettare con il fiato sospeso e incrociando le dita che alla fin fine tutto torni come prima o meglio di prima!


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