Mesi di agosto in cui si trasloca

Se FB non me l’avesse ricordato questa mattina sarei passata sopra una di quelle date importanti nella nostra carriera di espatriati seriali, il 2 agosto atterravamo in California. Sono passati otto anni da allora. Agosto per noi, come per tante famiglie di espatriati, rima spesso con atterraggio in un nuovo posto, come primi passi in una nuova realtà, come arrivo a destinazione e inizio delle prime scoperte.

Per anni siamo arrivati da qualche parte ad agosto, ad agosto le ragazze hanno preso la via di scuola e la nostra nuova vita ha incominciato a prendere un ritmo nuovo e curioso. Otto anni fa partivo da Torino dove per il tempo delle vacanze estive avevamo parcheggiato il gatto, volavo a Parigi per poi proseguire verso San Francisco. Erano mesi che vivevamo separati con Paolo, noi quattro da questa parte dell’oceano e lui laggiù a mettere le basi della nostra nuova vita. Erano mesi che immaginavamo come sarebbe stata la vita laggiù, erano mesi che vivevano fluttuanti tra la curiosità del nuovo e la tristezza di dire addio a quello che in quasi tre anni avevamo costruito a Parigi. 

Mi ricordo tutto di allora, la notte prima di prendere il volo, quel rigirarmi nel letto senza riuscire a dormire, pensieri confusi, paure, ansie. La sveglia presto, un volo, l’altro volo, lo scalo lunghissimo a Roissy, la gioia delle bambine, la perplessità del gatto. Non sapevamo assolutamente cosa avremmo trovato, come d’altronde non l’abbiamo mai saputo ogni volta che siamo atterrati in un posto nuovo. Eravamo consci che sarebbe stato bello, eccitante, complicato, proprio perché le lezioni precedenti ce l’avevano insegnato. Lo script è più o meno sempre lo stesso nelle grandi linee, poi si sa ci si adatta, si cambiano un po’ le battute, tanto perché il contesto è tutto nuovo, ma a grandi linee i primi giorni sono sempre un po’ gli stessi.

Il tempo ci insegna molto, ci da strumenti più precisi per affrontare ogni novità, ci consegna quel libretto d’istruzioni indispensabile per trovare le chiavi giuste, ma i primi giorni sono sempre un susseguirsi di improvvisazioni, il primo atterraggio nel posto che poi chiameremo casa ha un significato preciso e tutto suo e non sarà mai uguale ai precedenti o ai successivi, proprio come le ansie e le paure che mi hanno accompagnata in un susseguirsi di mesi di agosto, tutti diversi nel loro diventare inizio di qualcosa. 

Otto anni che sembrano due mesi per tanti versi ma anche venti per il numero incredibile di cose fatte, di cambiamenti, di scoperte, di incontri, di progetti. Cinque anni dopo invece giorno per giorno atterravo a Stoccolma, lo stesso gatto come bagaglio a mano, due figlie con me, una già li ad aspettarmi, una nuova vita, un ritorno in Europa, un nuovo progetto, un inizio che mi spaventava in modo diverso da quello di cinque anni prima. Dormì meglio la notte prima di quel volo, forse l’avventura californiana mi aveva regalato la capacità di moderare le ansie ingiustificate verso i nostri salti nel vuoto o forse semplicemente cinque anni di più mi regalavano la saggezza della quasi mezza età… chissà.

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