Gli errori più comuni che rendono i primi passi in espatrio estremamente complicati.

Quando si arriva in un nuovo Paese è normale essere un po’ spaesati, tanto più se le differenze culturali sono profonde.
I primi passi,  non smetterò di dirlo, sono fondamentali, danno il ritmo al seguito della storia.
Ma quali sono gli errori da evitare nelle prime fasi?
La negatività: certo spesso non è facile sorridere quando tutto intorno la novità ci assale, quando si è sopraffatti dalle cose da fare e il mondo che ci circonda sembra difficilmente penetrabile.
Imparare ad essere ottimisti e positivi è il primo passo verso un espatriazione che incomincerà con il piede giusto.
Io evito sempre per questo di farmi condizionare dalle persone negative, allontano chi subito mi dice : e si bello però…. e parte con una sfilza di cose che non vanno. Sorrido e dico sempre grazie ma preferisco scoprire da sola…. è un modo per proteggere i miei equilibri, che nonostante gli anni di espatrio sulle spalle, i primi tempi sono fragili come per dei  novellini. Con un sorriso ho liquidato tutti quelli che appena arrivata in Svezia mi dicevano e ma il tempo e ma la luce….Focalizzarsi su ciò che non va: legato al punto precedente. Cercare di passare sopra le cose che di primo acchito non funzionano. Andare oltre focalizzandoci solo sulle cose che ci piacciono, anche se sono poco. Se in India mi fossi concentrata su ciò che non andava avrei rifatto le valigie dopo tre giorni, invece mi sono detta, ma si, dai fa parte dello spirito locale, esiste un tempo indiano lo assimilerò, fare la spesa e un incubo, troverò la chiave giusta.

Non pensare a quello che si è lasciato alle spalle: l’errore più comune è quello di cadere nel confronto con ciò che abbiamo lasciato. Partire dal presupposto che il nostro nuovo Paese non è il nostro e neanche magari il precedente che abbiamo adorato, è un ottimo punto di partenza. Non serve a niente
rimanere legati ad un mondo che ormai è passato, il che non vuol dire dimenticarci del prima, ma non
sovrapporlo al presente, rendendone più difficile l’integrazione. Ogni Paese ha le sue caratteristiche e non troveremo mai nel nuovo quello che abbiamo lasciato nel vecchio, anche perché la nostra vecchia vita è stata il frutto di anni di scoperte ed esperienze e di conseguenza sarà agli inizi sempre vincente nei confronti della nuova. Personalmente per evitare di pensare a cosa ho lasciato mi tuffo in pieno nel nuovo, cercando di ricreare il più in fretta possibile delle relazioni che mi permettano di sentirmi a casa, e quando mi capita di pensare al passato cerco di non confrontarlo con il presente. Tanta gente mi dice “ti deve mancare il clima della California”, beh ovviamente i gradi di differenza sono tanti e anche il colore del cielo per la maggior parte del tempo, ma alla fin fine Stoccolma mi offre cose che Palo Alto non mi offriva e allora va bene anche la neve a metà marzo… ( super pensiero positivo)

Aver paura dello shock culturale. Lo shock culturale è un passaggio necessario nell’assimilazione del nuovo, un Paese non sarà mai nostro senza renderci conto che è diverso e ci spiazza nella sua differenza. Rigirare il positivo lo shock culturale ci aiuta ad adattarci nonostante tutto.
Partire dal presupposto che un Paese è formattato per far vivere bene i suoi abitanti e non chi arriva da fuori, è una buona base per accettare che non tutto ci andrà a genio. Quando si è ospiti si devono accettare le regole senza protestare e cercare di integrarle nel nostro modo di fare, almeno in pubblico e questo per rispetto nei confronti di chi, appunto, ci ospita.
In India ho sempre evitato di passeggiare in costume sulla spiaggia, semplicemente non si fa, le donne nelle spiagge pubbliche fanno il bagno in saree e se io straniera avevo voglia di bikini dovevo cercarmi un posto dove poterlo indossare senza disturbare chi il bikini non lo accetta.

Non rifiutare la nuova lingua con la scusa che tanto siamo di passaggio. Approcciare la lingua del Paese che ci ospita è segno di apertura alla nuova cultura, è voglia di integrarsi. La lingua veicola tantissimi aspetti della cultura di un Paese e per capirli l’unico modo è tuffarci per almeno un’infarinatura senza campare scuse.
Studiare il giapponese, come adesso lo svedese, concentrarmi sulle strutture grammaticali utilizzate, mi ha aiutata e mi aiuta molto a trovare le risposte a comportamenti vari.

Chiudersi nel proprio mondo monolinguistico per evitare le difficoltà. Questo è uno degli errori più comuni, il trovare confort tra chi viene dalla nostra stessa cultura, tra chi parla la nostra stessa lingua, tra chi alla fin fine è come noi. Uscire dalla propria zona di confort culturale e linguistico è l’ala fatica più grossa ma anche l’unico modo per sentirci bene in un nuovo Paese, perché alla lunga arriverà il momento del confronto, quello in cui vivere tra chi è come noi non ci “salverà” più e ci renderemo conto di aver perso molto della ricchezza che deriva da una vera vita all’estero, quella che ci porta ad arricchire noi stessi ogni giorno di più proprio attraverso il confronto e quella che ci porteremo poi dietro come bagaglio per tutta la vita.

Aperti, ben disposti, positivi, senza pregiudizi: 4 piccoli passi per un espatrio che parte con il vento in poppa!
Il successo o no del nostro espatrio è solo frutto dei nostri sforzi, siamo noi a dover tirare fuori le energie giuste e il sorriso necessario.

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