Il Québec al bivio: il 5 ottobre si vota.

English translation follows

Il prossimo 5 ottobre i cittadini del Québec si recheranno alle urne per una delle tornate elettorali più imprevedibili e decisive della storia recente della provincia. 

Anche qui, come un po’ ovunque nel mondo, l’incertezza si mescola al malcontento e la situazione è confusa.

Dopo otto anni dominati dalla Coalition Avenir Québec (CAQ), questo voto segna una transizione profonda. Per la prima volta l’arena politica si presenta aperta e frammentata, orfana delle vecchie certezze e dominata da un elettorato profondamente indeciso. Quasi la metà dei votanti  si dichiara pronta a cambiare idea fino all’ultimo momento. La campagna elettorale si preannuncia come una battaglia all’ultimo voto

Se i partiti affilano le armi ideologiche, i cittadini, loro, sono confrontati a preoccupazioni reali e concrete. In cima alla lista la pressione economica sempre più forte: carovita, inflazione, affitti super elevati, per non parlare dell’accesso alla proprietà.

Il tutto poi si mescola con uno scenario internazionale preoccupante. l’introduzione delle pesanti tariffe doganali da parte degli Stati Uniti ha scosso l’economia locale, che è fortemente dipendente dalle esportazioni oltre confine. Proteggere le imprese del Québec senza isolare la provincia è diventato un terreno di scontro. Aprire nuove possibilità di scambio con il resto del mondo è un to do ormai imprescindibile.

Sullo sfondo, rimangono poi anche  i nodi storici: un sistema sanitario pubblico catastrofico e la gestione dell’immigrazione. Il Québec è sempre più intenzionato a rivendicare da Ottawa pieni poteri di selezione per proteggere il proprio tessuto sociale e la lingua francese. Ormai immigrare in Quebec è sempre più difficile 

Cinque sono i partiti  e cinque le visioni per il futuro. Hanno fino al 5 per convincere.

La frammentazione politica è chiara.  Ogni partito si presenta con una ricetta diversa per superare tutti gli ostacoli e districare i nodi.

Parti Québécois (PQ), guidato da Paul St-Pierre Plamondon.  Attuale catalizzatore del voto di protesta e in forte ascesa nei sondaggi. Il PQ rimette al centro la storica battaglia della sovranità, promettendo un referendum per l’indipendenza entro il 2030. Sul fronte interno, propone lo smantellamento dell’agenzia centralizzata Santé Québec a favore di una gestione locale e misure severe per la tutela della lingua francese, come, ad esempio, quote di contenuto locale sulle piattaforme streaming. Questa sembra la follia assoluta alla quale si attaccano da anni. Ma come abbiamo visto di recente in Germania i tasti toccati parlano alla popolazione meno educata…

Coalition Avenir Québec (CAQ), guidata da Christine Fréchette. È Il partito di governo uscente che tenta la carta del rinnovamento dopo l’era Legault. La sua ricetta è un nazionalismo pragmatico ed economico, in risposta ai dazi americani. Puntano  su un decreto per riservare i contratti pubblici esclusivamente ad aziende locali o canadesi, unito a promesse di sgravi fiscali per contrastare l’inflazione.

Quebec Liberal Party (PLQ), guidato da Charles Milliard.  La storica voce federalista cerca di ricostruire il proprio consenso uscendo dalle roccaforti di Montréal. Il programma si concentra sulla stabilità economica e sulla riduzione del deficit, presentandosi come l’unica vera alternativa moderata per evitare nuove lacerazioni costituzionali sul tema dell’indipendenza.

Québec Solidaire (QS), guidato da Ruba Ghazal.  La forza progressista e ambientalista della provincia che rimette al centro l’emergenza abitativa. La loro campagna punta su investimenti massicci nell’edilizia sociale e nel trasporto pubblico, cavalcando l’insoddisfazione delle aree urbane e dei ceti meno abbienti.

Conservative Party of Quebec (PCQ), guidato da Éric Duhaime. Rappresenta la destra della provincia. Il programma si basa sulla riduzione radicale della burocrazia, forti tagli alle tasse, l’apertura del sistema sanitario alla concorrenza e alla gestione dei privati per diminuire le liste d’attesa.

Per tutti comunque i risvolti degli ultimi giorni  con le tariffe al 50% su ben 28 miliardi di dollari di esportazioni canadesi, hanno scombussolato un po’ programmi e obiettivi. Ci vuole una risposta immediata. 

Il governo uscente ha appena adottato un decreto d’urgenza che impone alle istituzioni pubbliche e ai comuni di acquistare solo beni locali o canadesi. Misura che ha fatto inalberare le opposizioni che accusano Fréchette di sciacallaggio politico, sostengono stia cavalcando la paura dei dazi e l’incertezza per recuperare terreno nei sondaggi

Invece per il leader sovranista Paul St-Pierre Plamondon, per ora in testa nei sondaggi, c’è stata una parziale ritirata strategica proprio a causa di Washington. Ha dichiarato che non indirà alcun referendum sull’indipendenza finché Trump sarà alla Casa Bianca, per non aggiungere instabilità economica a una situazione già tesa. Dovrà quindi dimostrare che il suo progetto di sovranità resta solido e credibile nonostante questa frenata.

E per gli altri? 

Per il nuovo leader dei Liberali, come dice lui stesso “il leader meno conosciuto di questa campagna”. la sfida sarà farsi conoscere dai e presentarsi come l’unica vera alternativa federalista e moderata contro i sovranisti.

Invece per Québec Solidaire la prima sfida è recuperare disperatamente  i voti persi dal 2022, puntando sull’unica ricetta che non prevede tagli alla spesa pubblica. I Conservatori di Duhaime invece devono dimostrare che la loro ricetta di privatizzazioni e tagli alla burocrazia dello Stato è l’unica via d’uscita per salvaguardare il potere d’acquisto dei cittadini. 

In questo scenario sembra che la chiave della vittoria risieda in due grandi incognite. Da un lato, il peso degli indecisi. I dati di Élections Québec mostrano una volatilità del voto raramente registrata in passato, segno che i dibattiti televisivi e gli eventi dell’ultima settimana di campagna saranno cruciali.

Dall’altro, c’è il fattore generazionale. La fascia d’età tra i 18 e i 24 anni è storicamente la più colpita dalla crisi degli alloggi, ma è anche quella che esprime la maggiore sfiducia verso la classe politica tradizionale. Chi tra i cinque leader riuscirà a intercettare questo elettorato disilluso potrebbe trovarsi in mano le chiavi dell’Assemblea Nazionale.

 Il vero e proprio primo dibattito incrociato in TV sarà tra poco giorni, il 15 settembre su TVA. Stiamo a vedere. Oggi come oggi la direzione politica che ogni pedina dello scacchiere globale prende, rischia di influenzare il resto, quindi siamo tutti un po’ chiamati ad osservare !

Quebec at a Crossroads: Voters Head to the Polls on October 5

Next October 5, Quebecers will head to the polls for one of the most unpredictable and consequential elections in the province’s recent history.

Here too, as in many parts of the world, uncertainty is intertwined with discontent, and the situation is confusing.

After eight years dominated by the Coalition Avenir Québec (CAQ), this election marks a profound transition. For the first time, the political arena appears wide open and fragmented, stripped of its old certainties and dominated by a deeply undecided electorate. Nearly half of voters say they are prepared to change their minds right up until the last moment. The election campaign is shaping up to be a battle that could come down to the very last vote.

While the parties are sharpening their ideological weapons, citizens are facing real and tangible concerns. At the top of the list is mounting economic pressure: the rising cost of living, inflation, sky-high rents, not to mention access to homeownership.

All of this is compounded by a worrying international backdrop. The introduction of steep tariffs by the United States has shaken the local economy, which is heavily dependent on exports across the border. Protecting Quebec businesses without isolating the province has become a major battleground. Opening up new trade opportunities with the rest of the world has become an unavoidable priority.

In the background, longstanding issues also remain: a catastrophic public healthcare system and immigration management. Quebec is increasingly determined to demand full selection powers from Ottawa in order to protect its social fabric and the French language. Immigrating to Quebec is becoming increasingly difficult.

There are five parties and five visions for the future. They have until October 5 to convince voters.

The political fragmentation is clear. Each party is putting forward a different recipe for overcoming the obstacles and untangling the province’s most difficult issues.

Parti Québécois (PQ), led by Paul St-Pierre Plamondon. The current catalyst for the protest vote and surging in the polls. The PQ is once again placing the historic fight for sovereignty at the centre of its platform, promising a referendum on independence by 2030. On the domestic front, it proposes dismantling the centralized Santé Québec agency in favour of local management, along with strict measures to protect the French language, such as local-content quotas on streaming platforms. This seems to be the absolute madness they have been clinging to for years. But, as we have recently seen in Germany, the buttons they are pushing resonate with the less-educated segments of the population…

Coalition Avenir Québec (CAQ), led by Christine Fréchette. The outgoing governing party is trying to reinvent itself after the Legault era. Its recipe is pragmatic economic nationalism in response to the American tariffs. It is proposing a decree reserving public contracts exclusively for local or Canadian companies, combined with tax relief measures aimed at countering inflation.

Quebec Liberal Party (PLQ), led by Charles Milliard. The province’s historic federalist voice is seeking to rebuild its support by moving beyond its Montreal strongholds. Its platform focuses on economic stability and deficit reduction, presenting itself as the only genuine moderate alternative to avoid further constitutional divisions over the issue of independence.

Québec Solidaire (QS), led by Ruba Ghazal. The province’s progressive and environmentalist force is putting the housing emergency back at the centre of the campaign. Its platform calls for massive investment in social housing and public transit, tapping into dissatisfaction in urban areas and among lower-income voters.

Conservative Party of Quebec (PCQ), led by Éric Duhaime. It represents the province’s political right. Its platform is built around a radical reduction in bureaucracy, deep tax cuts, opening up the healthcare system to competition and private management, and reducing wait times.

For everyone, however, the developments of recent days — including 50% tariffs on no less than $28 billion worth of Canadian exports — have thrown a wrench into plans and priorities. An immediate response is needed.

The outgoing government has just adopted an emergency decree requiring public institutions and municipalities to purchase only local or Canadian goods. The measure has enraged the opposition parties, who accuse Fréchette of political opportunism, arguing that she is exploiting fears over tariffs and uncertainty to regain ground in the polls.

For sovereigntist leader Paul St-Pierre Plamondon, who is currently leading the polls, there has been a partial strategic retreat precisely because of Washington. He has said he will not call an independence referendum as long as Trump is in the White House, in order to avoid adding economic instability to an already tense situation. He will therefore have to demonstrate that his sovereignty project remains solid and credible despite this slowdown.

And what about the others?

For the new Liberal leader, who describes himself as “the least-known leader of this campaign,” the challenge will be to make himself known to voters and present himself as the only genuine federalist and moderate alternative to the sovereigntists.

For Québec Solidaire, meanwhile, the first challenge is to desperately win back the votes it lost in 2022, focusing on the only recipe that does not involve cuts to public spending. Duhaime’s Conservatives, on the other hand, must prove that their recipe of privatization and cuts to government bureaucracy is the only way out if citizens’ purchasing power is to be protected.

In this scenario, the key to victory appears to lie in two major unknowns. On the one hand, there is the weight of undecided voters. Élections Québec data show a level of electoral volatility rarely recorded in the past, suggesting that the televised debates and events during the final week of the campaign will be crucial.

On the other hand, there is the generational factor. Voters aged 18 to 24 have historically been among those hardest hit by the housing crisis, but they are also the group expressing the greatest distrust of the traditional political class. Whichever of the five leaders manages to win over this disillusioned electorate could end up holding the keys to the National Assembly.

The first real televised leaders’ debate is only a few days away, on September 15 on TVA. Let’s wait and see. In today’s world, the political direction taken by every piece on the global chessboard risks influencing the rest, so we are all, in one way or another, called upon to watch closely!

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