Categoria tassista italiano. Specie propria al nostro paese. Soggetto che meriterebbe tesi di studio per definirne contorni e sottolinearne pregi.

Dal tassista si impara molto. Dalle sue perle di saggezza e considerazione generali, lo spaccato italiano viene fuori con forza.
Il tassista parla a ruota libera, nella maggior parte dei casi, cerca il dialogo in alcuni altri, ti tartassa di domande quando scopre che tu in Italia non ci vivi.
Quasi sempre anche lui voleva lasciare il suolo patrio per altri lidi, a volte l ha anche fatto per parentesi di tempo, in ogni modo, scoprendo che tu l hai fatto, sente che qualcosa vi accomuna, sa che con te può andarci giù di brutto per criticare il sistema paese. Chissà perché il fatto di vivere fuori Italia automaticamente ci fa rientrare nella categoria dei critici e non degli amanti incondizionati del bel paese!
Ogni sua parola ci da da un lato la misura del malcontento sociale che aleggia, dall’altro le tendenze di pensiero del cittadino medio. Che poi le due cose vanno molto a braccetto. Tasse troppo alte, servizi malfunzionanti, sistema nepotistico super diffuso sono alcuni dei cavalli di battaglia. E poi la burocrazia, i politici ladroni, gli immigrati e l’Europa come causa di tanti mali. Insomma niente di stupefacente.
Io ascolto sempre con interesse perché trovo queste conversazioni il tempo di una corsa in aeroporto, estremamente interessanti per chi come me vive ormai lontano da troppi anno dal contesto italiano.
La trovo una breve e istruttiva immersione nel pensiero italiano contemporaneo e soprattutto le loro analisi sottolineano in pieno il malcontento sociale oltre che la crisi del mercato del lavoro in Italia.
Perché, sorprendente che sia, il tassista ha mediamente studiato ma purtroppo non ha trovato altro nonostante curricula mandati a profusione.
Adesso senza nulla togliere all’onorevole servizio che fanno, che in Italia un laureato sia « ridotto » a guidare un taxi fa un po’ riflettere. Se il futuro è dei giovani ed è sui giovani che dobbiamo appoggiarci nella speranza di un mondo migliore, siamo un po’ fuori strada.
Ringrazio ancora il loquace tassista che mi ha portato a Caselle per avermi regalato ancora una volta una bella analisi del paese che ho lasciato 28 anni fa e che purtroppo, 28 anni dopo, rimane sempre e per sempre vittima dei suoi tanti difetti!
Per fortuna si mangia bene
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