Bellissimo giro gastronomico del Mile End accompagnata da una bravissima guida. Abbiamo unito alla scoperta di interessanti posticini per sollecitare le nostre papille, anche un po’ di storia del quartiere.
Il Mile End è il mio quartiere, una delle aree della città più vibranti, con un carattere ben definito. Un quartiere che nel tempo si è trasformato al ritmo delle diverse comunità che vi hanno posato le valigie per poi ripartire: ebrei, portoghesi, greci, italiani.

Ogni gruppo ha lasciato il segno, regalandoci una “melting pot culturale” percepibile ad ogni angolo.
Partiamo dall’inizio, punto di partenza il Park Lahaie, all’incrocio di Saint Laurent e Laurier. St Laurent, the main, taglia la città da nord a sud. Un nord e sud di Montreal che non corrispondono al Nord e Sud ma questa è un altra storia! Rue Saint Laurent ha visto svilupparsi ad est una comunità più francofona e ad ovest una più anglofona, definendosi come asse che dal vecchio porto portava in aperta campagna. Una campagna che lentamente è diventata città.
Il Mile End era campagna, per poi diventare il villaggio di Saint Louis del Mile End, 1878. E lo sviluppo è avvenuto intorno al parco dal quale il nostro giro inizia. Nel 1895 il villaggio diventa la città Saint Louis, e nel 1910 viene inglobato nella città di Montreal*. I motivi di questo ultimo passaggio sono puramente finanziari. Le ambizioni da città autonoma avevano portato ad una serie di debiti pesantissimi contratti per costruire un grandioso municipio, che doveva ricordare in tutto e per tutto un castello di francese memoria. Oggi il municipio è sede della caserma die pompieri.
L’urbanizzazione dell’area è dovuta in gran parte alla famiglia Beaubien. Louis Beaubien iniziò a vendere dei lotti di terra, sui quali vennero costruite case e commerci. Il tutto continuando a occuparsi della sua fattoria e dei suoi campi, creando una certa tensione tra i nuovi insediamenti. Comunque le voglie di urbanizzazione dei Beaubien spinsero addirittura alla creazione di una stazione ferroviaria, che oggi non esiste più.
La presenza della stazione portò ad uno sviluppo industriale della zona. Una serie di aziende del settore tessile si installarono qui con un conseguente sviluppo immobiliare di case per gli operai. Passando da Rue Clark si vedono queste costruzioni tipiche a tre piani, con un appartamento per piano, una parte antistante ridotta al minimo e delle scale strette, anch’esse ridotte al minimo. Si dovevano alloggiare più persone possibili e lo spazio diventava quindi sacro.
Da qui in poi un susseguirsi di comunità si sono succedute. Ognuna con le sue caratteristiche. Un mescolarsi di religioni, visibile nei diversi edifici di culto che al ritmo di questi passaggi si sono anch’essi trasformati, da sinagoga e chiesa greco ortodossa, è un attimo. E da qui sono nati posticini in cui mangiare che sono un po’ l’anima di questo quartiere, e che appunto sottolineano come il Mile End sia stato soprattutto casa di immigrati, europei ed ebrei.
E così eccoci a gustare il Mile End. Da Wilensky a Cheskie, passando attraverso gnocchi, bagel e spanakopita di Melina’s, senza dimenticare uno stop al mitico caffè Olimpico.


L’ebreo Wilensky all’angolo di Farmount e Rue Clark. Aperto nel 1932 da Moe Wilensky, è ancora oggi gestito dalla famiglia. La sua vedova Ruth se ne è personalmente occupata fino al 2012. Inizialmente era un ristoranti dove era anche possibile prendere in prestito dei libri. Luogo d’incontro della crescente comunità ebraica locale. Ad un certo punto per differenziarsi dalla concorrenza Moe decise di comprare un grill per fare dei panini. Nasce così lo Special, un panino grigliato fatto con kaiser roll, un pane tipico austriaco. Questo pane è rotondo, pieno e croccante, originario dell’Austria, composto da farina bianca, lievito, malto, strutto, acqua e sale, con il lato superiore solitamente diviso in uno schema simmetrico di cinque segmenti, separati da tagli superficiali curvi che irradiano dal centro verso l’esterno o piegati in una serie di lobi sovrapposti che ricordano una corona.
All’interno una sorta di salame mortadelloso e senape. Semplice e d’effetto, accompagnato dalle sode che sono fatte a mano mescolando sciroppo e soda. Se chiedete una coca cola, l’avrete ma quella loro, fatta da loro! Pochi posti a sedere lungo il bancone. Un grande charme decalée d’altri tempi. Sharon Wilensky, il figlio di Moe ha dichiarato ” in ogni modo restando a lungo senza cambiare nulla si ritorna sempre di moda“
La rivista Travel +Lisure ha consacrato lo Special nel 2012 tra i migliori panini del mondo. Il ristorante è poi stato immortalato nel romanzo di Mordecai Richler, figlio del Mile End (abitava su Saint Urbain), The Apprentiseship of Danny Kravitz, dal quale è stato tratto un film girato proprio nel locale.**

L’italianissimo Dorgheria Fine, nato come punto vendita della salsa di nonna Caterina, per poi diventare “spaccio” di gnocchi da passeggio conditi con la stessa salsa. Una delizia curiosa da gustare passeggiando. La ricetta della salsa è sempre la stessa, la produzione nel retro boutique. Anche qui la stessa famiglia gestire il business e anche qui molte riviste dedicate a cibo e viaggi ne decantano le qualità. Per noi italiani curioso gustare gli gnocchi camminando e con le bacchette (per la forchetta si devono pagare 50 centesimi supplementari, ben spesi secondo me!), ma talmente Mile End che è da fare.

La porta praticamente accanto è invece quella di Fairmount Bagel, che insieme a Saint Viateur Bagel, si contende la palma d’oro del miglior bagel della città.
Nel 1919 Isador Shalfman è arrivato a Montreal dove ha aperto la prima panetteria di bagel, non lontano dall’attuale, nella quale trasferì poi l’attività nel 1949. I bagel sono da sempre fatti a mano e cotti nel forno a legna. Il loro sapore, un po’ diverso rispetto a quelli americani, è dato dall’acqua insaporita con miele, che da ai bagel un gusto più dolciastro. I bagel prodotti qui sono inoltre più piccoli e con un buco centrale più grande.
Comunque in entrambi i casi i bagel sono deliziosi.



Saint Viateur Bagel, fu aperto da Myer Lewkowicz, un sopravvissuto all’Olocausto trasferitosi in Canada nel 1953. Lewkowicz ha parlato proprio della sua esperienza nell’Olocausto come elemento che ha influenzato l’apertura del negozio affermando che “A Buchenwald, tutto ciò che sognavo era un pezzo di pane“. Il nome deriva dalla via stessa in cui il negozio principale si trova, Saint Viateur. Al suo interno una angolo alla destra dell’ingresso è dedicato ad una sorta di museo del bagel in miniatura, con ritagli di giornale e anche una scarpa creata della Nike in esposizione, che si ispira ai bagel stessi!

A due passi sempre su Saint Viateur, ci siamo fermati per una pausa caffé nello storico caffé Olimpico. Anche qui, benché nel tempo ci sia stata un’espansione in altre zone della città, con la nascita di una serie di filiali, il business è sempre gestito dalla stessa famiglia. Come è chiaro questa della gestione famigliare è una delle caratteristiche tipiche dei commerci della zona, il che è sicuramente parte dello charme di ognuna di queste attività.
Anche la casa che ospita il caffé ha un qualcosa di particolare. È una struttura molto diversa e nettamente più imponente del resto degli edifici della zona. La villa, cosį venne definita, faceva parte di un progetto di un gruppo di investitori di Toronto nella seconda parte dell’ottocento che volevano creare una sorta di espansione di Montreal, costruendo enormi case per i notabili. Il successo fu mediocre e il progetto si fermò li.
Proseguendo verso Avenue du Park, che fu una volta una delle aree greche della città, ci fermiamo davanti allo storico teatro Rialto, costruito nel 1923-24, ispirandosi all’Opera di Parigi. Sala cinematografica, prima, teatro dopo, vide sulla sua scena sfilare artisti che la comunità greca faceva venire direttamente da Atene,
Per quasi tre decenni, negli anni ’60 e ’70 e fino agli anni ’80, Avenue du Parc è stata il centro della vita greca a Montreal. Negli isolati tra Bernard, a nord, e la Rue Mont Royal a sud, c’erano ristoranti e taverne greche, negozi di alimentari, panetterie e caffè, discoteche, sale per banchetti, teatri, agenzie di viaggio greche e pompe funebri, e persino un filiale della Banca nazionale greca. Il quartiere ospitava più di 45.000 residenti di origine greca.


E con lo spirito di riportare un po’ dei fasti di un tempo per la comunità greca, Johanna Chery ha dato vita a Phillo Bar Melina’s.
Da Melina’s che deve il suo nome all’attrice e cantante greca Melina Mercuri, si degustano deliziose specialità greche, tra cui le buonissime spanakopita.
Dalla Grecia, in pochi passi, arriviamo alla nostra ultima tappa “gourmande“, la panetteria ebraica Cheskie, uno dei soli commerci ebrei in zona nel quale i non ebrei ortodossi sono i benvenuti.
Il padrone un ebreo ortodosso originario di Brooklyn, si è trasferito a Montreal per sposare Malky con la quale ha avuto 7 figli. Tipica famiglia della comunità degli ebrei hassidici che abitano questa zona. Nella sua panetteria kosher si sfornano challah, bubka e rugelach. Il venerdì chiudono presto per Shabbat, e la coda sul marciapiede è sempre piuttosto lunga.
Un giro da fare assolutamente con tanti altri stop che valgono la pena, diversi caffé, negozi di alimentari, molti ristoranti per tutti i gusti: un paradiso per gli amanti della buona tavola e per i curiosi che vogliono scoprire l’anima vibrante di Montreal.
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* 9 mars 1878 : Érection du Village de St. Louis du Mile End, de la scission du Village de La Côte-Saint-Louis. 21 décembre 1895 : Modification au statut ainsi qu’au toponyme du Village de St. Louis du Mile End, qui devient la Ville de St-Louis. 31 décembre 1909 : Annexion de la Ville de St-Louis à la Cité de Montréal. [Archives du Quebec]
** Mordecai Richler, scrittore canadese di origine ebraica, nato e cresciuto nel Mile End. Nel libro sopracitato parla della vita della comunità ebraica in questa zona della città, sottolineandone le difficoltà nell’integrazione. Lui stesso adoprava andare da Wilensky a mangiare uno special! A lui è dedicato un murales di fianco alla caserma dei pompieri.
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