“Avevo sottovalutato quanto fosse impegnativo installare una famiglia“, quante volte ho sentito questa frase. Espatriare in famiglia è impegnativo. Spostarsi armi e bagagli verso una nuova destinazione, mantenendo sorrisi e equilibri, è la grossa sfida di chi espatria.

La fatica in prospettiva non va sottovalutata. È estremamente importante essere consci che i primi tempi saranno un barcamenarsi per tenere tutti a galla.
Chi nella coppia di genitori si sposta per lavoro, sarà al cento per cento immerso nella nuova sfida professionale, e il resto riposerà in toto sul secondo adulto, quello che magari ha messo per un attimo, la carriera tra parentesi, accollandosi oneri e onori di far sorridere tutti in casa.
Sarà il genitore “casalingo” che dovrà adoperarsi per rendere il passaggio facile per tutti, sorridendo più del previsto e cercando di tenere i malumori lontani dalla figliolanza.
Si sa che i figli saranno sereni e felici, accettando di buon grado il cambiamento, se di fronte avranno adulti che, almeno in apparenza, sembrano navigare in acque tranquille.
Non è questione di far finta, ma di smussare gli angoli. Mia figlia maggiore, portando a termine la traduzione del mio libro, mi disse ” noi non ci siamo mai accorte che ci fossero momenti no e momenti difficili, sei stata brava mamma“.
Non penso di essere stata eroica, ho fatto quello che mi sembrava giusto fare, ho fatto in modo che le mie bambine prima e ragazze dopo, atterrassero delicatamente.
Certo agli inizi in ogni paese ho avuto dei momenti in cui avrei preso a testate il muro. Momenti in cui la stanchezza e il peso della responsabilità, erano forti. Momenti come in India a gestire mille e più problemi quotidiani, o settimane in Silicon Valley a chiedermi perché ci fossimo messi di nuovo in una cosa che mi sembrava più grossa di noi.
Di solito mi bastava ogni volta qualche notte di buon riposo, per rimettere le cose in prospettiva e vedere i problemi con una lente diversa. Ma comunque mai ho espresso paure o perplessità di fronte alle mie figlie. Sono sempre stata conscia di come il loro equilibrio passasse dal mio. Di come l’equilibrio di tutti noi passasse dalla mia capacità di bilanciare.
Se mio marito poteva “sprofondare” nel suo nuovo lavoro serenamente, era perché il peso di tutto il resto era ammortizzato da me. Con questo il suo supporto e aiuto non sono mai mancati, e sapevo (e so) che posso sempre contare su di lui.
Comunque alla fin fine spostare figli, gatto e tutto il resto, ha sempre richiesto energie e un po’ di capacità di relativizzare.
Oggi come oggi comunque vedo quanto sia estremamente più semplice spostarsi in due. Non ho più “il peso psicologico” di rendere loro felici, sorridendo a tutto di buon grado. Adesso siamo due adulti che si supportano (e sopportano!), cercando di trarre ognuno il meglio da questa nuova avventura.
Con questo però ho ricordi meravigliosi delle mie bambine e dei loro primi passi nei paesi in cui abbiamo vissuto. Non rimpiango la fatica fatta per farle atterrare serenamente. Le energie spese nei tanti anni di espatrio in famiglia sono state spese bene e sono felice di aver dato loro gli strumenti per muoversi adesso nel mondo da sole.
Non so se le mie figlie faranno o no la nostra vita. Forse decideranno di posare le valigie per sempre. forse invece avranno voglia di continuare ad andare. Un moto perpetuo senza fine. Sono sicura che se mai dovessero farlo, e trascinarsi dietro una famiglia, saranno capaci di fare come abbiamo fatto noi, non perdere di vista equilibrio e sorriso.
È faticoso installare una famiglia, ma la gioia che ti regala questa vita, compensa di tutto.
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