Quei soliti saluti delle famiglie expat.

Prima ci sono state le vacanze di Natale, le ragazze qui. Tutte e tre, poi due, poi una. Poi sono volata a Londra per approfittare di quei 2/3 che e lì. Rientrando in Canada, ciliegina sulla torta, ho avuto un’altra settimana di figlia in casa. 

Le ho viste andare e venire, le ho abbracciate con le lacrime agli occhi in aeroporto all’atterraggio e con le stesse lacrime quasi impercettibili le ho salutate alla partenza.

Ho visto faccine sorridenti arrivare e schiene poco sicure allontanarsi cercando, nel voltarsi a salutarci, un ultimo sguardo.

Questo andare e venire aveva un valore speciale in questo nostro inizio di vita canadese. Avere in visita le nostre ragazze era importante perché scoprivano il nostro nuovo mondo. iImportante per loro e per noi: per loro per avere le immagini giuste di papà e mamma nel loro nuovo ambiente, per papà e mamma perché condividere i nuovi spazi con loro da il senso di casa.

È sempre più semplice immaginare chi si ama in un posto quando ne hai percorso strade, conosciuto luoghi, posato gli occhi in posticini che poi diventano routine, per chi resta, La prima visita di qualcuno per me è più emozionante di tutte le altre. Quella delle mie figlie, adesso che non vivono più con noi, è sempre la più speciale.

Sono anni ormai che sono volate fuori dal nido.. Fa parte della nostra vita il piccolo vuoto che loro hanno lasciato, e che lasciano ogni volta che passano e vanno. Tutti quei piccoli dettagli che indicano il passaggio di un figlio, rimangono un po’ sospesi a sottolinearne l’assenza dopo la partenza. 

Non fa male, non è doloroso, ma è uno tsunami di nostalgia, ogni tanto. Manca quel senso di caos, di famiglia rumorosa, la voglia di avere un momento tutto per sé, quando di momenti ne hai da vendere, di rumore ce n’è nettamente meno e il caos improvvisamente è ordine.

Certo andando a letto ieri sera mi sono detta che non ci si abitua mai fino in fondo a vederle partire, a salutarle, all’averle distanti. E forse il non abituarsi è il segno di quanto speciale sia essere insieme, anche se per pochi attimi, giorni, settimane.

Ma è un destino che ci siamo costruiti. Le abbiamo lanciate noi alla scoperta del mondo. Siamo stati noi a regalar loro uno spazio infinito da scoprire. Siamo stati noi i primi ad andare, a partire, a ripetere che è giusto che sia così. Non abbiamo dato loro limiti, non le abbiamo frenate nei loro slanci, le abbiamo spinte a uscire, fare, scoprire.

Oggi costruiscono le loro vite e noi ai margini le osserviamo con sorrisi incoraggianti. Saranno sempre più indipendenti di sicuro, ma probabilmente avranno sempre le lacrime agli occhi nell’ ultimo abbraccio in aeroporto, nonostante gli anni che passano, l’indipendenza acquista, le conquiste fatte. E io di fronte alle loro lacrime dolci continuerò a dire andate, con il sorriso, anche se dentro quel piccolo dolore sarà sempre pungente e riaprire la porta di casa dopo la loro ennesima toccata e fuga, dolcemente doloroso!

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