Più o meno un anno fa mio marito è rientrato a casa una sera dicendomi che voleva parlarmi di una cosa. Eravamo alla vigilia di un weekend tra le vigne bordolesi seguito, per me, da un’ andata e ritorno a Londra, via Parigi, per aiutare mia figlia maggiore nel trasloco da Oxford a Londra.

Quella sera per la prima volta si ventilava all’orizzonte un nuovo spostamento, inatteso sicuramente. Sapevo che ci sarebbe stato un salto al di la dell’oceano con un’espansione prevista per l’azienda. Non sapevo però quali sarebbero state le implicazioni per noi.
Un nuova partenza, alla quale non pensavo, ma che accoglievo subito con il mio solito entusiasmo. Era quasi come se fosse naturale che dopo un certo numero di anni dovessimo ripartire.
Ho passato il weekend successivo e i giorni in giro tra Francia e Inghilterra con il pensiero fisso a quella che per il momento era solo e semplicemente un’ipotesi.
Un alternarsi di sentimenti contrastanti, da un lato la voglia pazza di risaltare su un treno in corsa e posare le valigie in una stazione sconosciuta. Dall’altra la paura di lasciare un mondo ormai tutto costruito e dei punti di riferimento saldi.
Il solito problema degli expat stiracchiati tra voglia di andare e un pizzico di paura nel fare il grande passo.
Da quella sera e da quelle ipotesi buttate li tanto per capire quale fosse il mio punto di vista, ne sono successe di cose. Ovviamente mi fossi opposta subito il discorso sarebbe finito li e la nostra storia sarebbe rimasta la stessa.
Invece a piccoli passi il progetto ha preso forma e anche direzione. Pian piano pochi intimi sono stati messi al corrente, perché si sa che all’inizio un nuovo espatrio è sempre un segreto, ma a qualcuno si deve pur dirlo.
Sono troppi i sentimenti in gioco per tenersi tutto per sé.
Comunque un anno dopo siamo felicemente installati, e anche allegramente sopravvissuti al cambiamento.
La Svezia ti manca? Mi chiedeva un’amica. Mi manca nel senso che mi mancano certe amicizie, come mi mancano altre seminate paese dopo paese. non mi manca la Svezia in sé perché sono troppo proiettata nel nuovo. Lo sono con entusiasmo e questo indubbiamente aiuta. Non ho tempo per voltarmi e forse so che non devo neanche farlo.
Ho imparato che vivere di “mancanza” non aiuta, meglio riempire i vuoti con le cose nuove. Onestamente un nuovo paese e una nuova città non dovrebbero lasciarci il tempo di rimpiangere quello che ci siamo lasciati alle spalle. LA mente dovrebbe essere talmente occupata dalla costruzione del nuovo da non rendersi neanche conto che il passato è ormai un libro scritto.
Il presente è la storia da mettere giù riga dopo riga.
Un anno fa mi chiedevo se poi sarebbe veramente successo, mi chiedevo anche se, in caso positivo, sarei stata ancora capace. Mese dopo mese ho elaborato la separazione, il salto nel vuoto, l’atterraggio al buio. Ogni giorno l’ho vissuto come un avvicinamento ad una meta che aveva l’aria niente male.
Adesso posso dire che la separazione alla fine è stata indolore. Il salto senza sorprese e l’atterraggio morbido.
Sono contenta però di non aver avuto all’ora, alla vigilia del mio weekend a Bordeaux, una sfera di cristallo che mi desse un’idea di quello che sarebbe stato. Ho assaporato ogni passo, ogni punto d’arresto, ogni ripartenza.
E oggi continuo ad assaporare ogni dettaglio della mia nuova vita, senza la voglia di andare in fretta, assaporando ogni dettaglio, con un anno davanti meno pieno di sorprese, almeno me lo auguro!!
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