Sono sei anni che atterro ad Arlanda al rientro da molteplici viaggi. Viaggi brevi, viaggi lunghi, voli che non finiscono mai. Sei anni che atterrare rima con tornare a casa in Svezia, stessi gesti, stessi passi. Il treno veloce per il centro città. Un taxi quando sono troppo carica o rientriamo troppo tardi e troppo stanchi. L’arrivo a casa, il portone verde. Quel senso di calore che ci avvolge sempre quando apriamo la porta. Il gatto ad accoglierci.
È bello partire ma è anche bello tornare. Le quattro mura che ti fanno sentire protetto, che sanno di famiglia, di risate, di ricordi costruiti, inossidabili.

Oggi rientro a Stoccolma e vado a casa per l’ultima volta. Un miscuglio strano di sentimenti. Da un lato sono estremamente felice di partire, sono eccitata all’idea che sia arrivato il momento. Dall’altro però un piccolo nodo alla bocca dello stomaco, la certezza che tra sette giorni casa non sarà più casa. I gesti che mi hanno accompagnata dopo ogni ritorno dovranno adeguarsi a nuovi spazi, inventarsi in sequenze nuove.
Sette giorni per chiudere la porta sul serio e definitivamente questa volta. Consegnerò le mie chiavi che non saranno più mie dopo aver fatto il giro di un appartamento svuotato di tutto ma che, ne sono certa, sarà ancora tremendamente pieno di noi.
Fino all’ultimo cerco di mantenere la parvenza di casa, accendo ancora le candele, o almeno l’ho fatto prima dell’ultima partenza. Il frigo è quasi vuoto, qualche scatolone, quelli che voglio preparare da sola, è impilato in qualche angolo, chiaro segno che stiamo veramente per partire.
Mi accoglierà il gatto ancora ignaro o forse no, perché sono sicura che sente che qualcosa sta cambiando. Mi seguirà in cucina, in bagno, in camera. L’ ha sempre fatto e probabilmente tra qualche settimana lo farà in spazi che saranno suoi e nostri alla svelta. Domani mattina andrò in cucina a prepararmi il mio primo caffè. Come sempre penserò “quanto è bello questo posto, quanto è bella questa casa”. Farò finta di non vedere che non ci sono più piante a decorare i davanzali, hanno già tutte trovato nuove case, nuovi pollici verdi che le aiuteranno a superare un nuovo inverno svedese.
Guarderò il grande albero del cortile sul quale si affaccia la mia stanza, l’albero che maestoso mi regala un posto privilegiato di osservatrice dei cambi di stagione. Avrà perso molte foglie in questi 10 giorni in cui sono stata via, tante altre, dalle mille sfumature di giallo, resisteranno ancora per poco attaccate ai suoi rami. Un altro lungo inverno,un inverno alla fine del quale non sarò più affacciata allo stesso balcone ad osservare la primavera che lo avvolge con un corteo di foglie verdi. Osserverò altri alberi, di sicuro, ma questo lo porterò con me, come tutto il resto.
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