Non tutti i Paesi sono uguali. Non tutti gli espatri si assomigliano. E non sempre tutto fila liscio.

Pare scontato ma a volte non lo è. Ho vissuto in tanti paesi diversi, Oriente e occidente, Nord e Sud. Ho vissuto sempre in paese abbastanza facili, con rischi minori, ma comunque con i loro challenge. L’India non è un paese per tutti, il Giappone anche solo per la frequenza dei terremoti può essere difficile da gestire. Gli Stati Uniti mettono ansia per l’uso insensato delle armi. L’Europa può avere i suoi lati complessi.
Non mi sono mai ritrovata nel bel mezzo di catastrofi maggiori, di evacuazioni improvvise. Ho avuto qualche momento di “semi-panico” . Primo fra tutti quando ci fu il drammatico attentato di Mumbai, in cui per qualche ora tutti gli stranieri in India temettero per la loro incolumità. Ma anche l’arrivo nella buca delle lettere in Svezia dell’opuscolo sul “come prepararsi alla guerra” non mi ha lasciata indifferente. Ho individuato subito uno dei rifugi vicino a casa e l’ho tenuto ben in mente anno dopo anno. Nulla di terribile comunque e per fortuna.
Ma gli ultimi anni ci hanno insegnato a non dare nulla per scontato. Con il covid le distanze si sono dilatate. Le difficoltà nel muoverci da un paese all’altro ci hanno messo di fronte a situazioni difficili, a separazioni lunghe, a momenti di sconforto profondi. La guerra in Ucraina e la situazione esplosa in Israele ci hanno rituffato in mille incertezze. Potrebbe toccare a noi? No, forse, speriamo di no, incrociamo le dita, ma chi può essere oggi come oggi, sicuro al 100%?
Prima di partire è quindi molto importante conoscere i rischi del paese che chiameremo casa per qualche tempo.
Atterrare in certi paesi africani, in zone rurali dell’India o in aree toccate da ripetuti attacchi terroristici, è un esercizio complesso: nervi saldi e preparazione. Se nel mantenere i primi non abbiamo garanzie, tranne sperare che non ci mollino nel momento del bisogno, per la preparazione non abbiamo scuse. Se si parte in aree in cui il rischio terremoti è alto, organizziamoci in anticipo, sarà molto più semplice se succedesse qualcosa.
Io prima di arrivare in Giappone ero terrorizzata. Mentre visitavo i primi appartamenti a Tokyo durante il nostro viaggio di ricognizione, dall’inizio sono stata categorica che non avrei scelto nulla che fosse oltre il secondo e terzo piano. Poi ho ceduto per il settimo piano ed è andata benone. All’inizio ovviamente mi spaventava l’idea di ritrovarmi nel bel mezzo di un terremoto con tre bambini e dover scendere di corsa troppi piani di scali.
Con il tempo poi mi sono quasi assuefatta alle scosse e ad esempio arrivata in California ho preso i rischi di terremoto molto sottogamba, anche se in un certo senso sapevo quello che avrei dovuto fare nel caso di grossi problemi.
E SAPERE cosa fare FA LA DIFFERENZA
Sapere cosa fare è fondamentale. Essere preparati può veramente aiutarci ad affrontare la situazione con i nervi più saldi.
Ecco alcune regole importanti prima di partire per evitare sorprese.
- Preparare la partenza in ogni dettaglio dal punto di vista medico: check-up, vaccinazioni, scorta di medicinali. – avere le idee chiare sulle strutture locali: localizzazione rispetto a casa, tipo di strutture, igiene, presenza o no di medici che parlano nella nostra lingua.
- Assicurazione: come siamo coperti, quanto costa. rischi di vario tipo ed eventuali cose da fare: come la società per cui lavoriamo o lavoreremo gestisce i rischi.
- Se in una zona a rischio sismico individuare le aree di assembramento, avere un piano familiare del tipo chi va a prendere chi e dove ci ritroviamo.(In Giappone l’ufficio di Paolo era su una faglia, sapevo già che nel caso del grande terremoto su di lui non avrei potuto contare… rassicurante, vero?)
- Preparare i bambini ad ipotetiche restrizioni nei movimenti o a rischi sanitari: basta spiegare le cose e non ne saranno spaventati. Le nostre bambine hanno avuto sia simulazioni sul da farsi in caso di terremoto che lezioni sul come difendersi dai serpenti (giuro nessun trauma maggiore)
- Iscriversi al consolato: è un diritto ma anche un dovere, e in caso di problemi è sempre meglio averlo fatto perché la nostra esistenza sul territorio sia nota.( Già solo con il covid era molto difficile farsi rimpatriare senza essere regolarmente iscritti al consolato, questo dovrebbe insegnarci qualcosa)
- Partire con positività e convinti delle proprie scelte, i problemi si affronteranno man mano, e saranno di sicuro meno grossi di quello che possa sembrare da lontano.(Bicchiere mezzo pieno sempre ovunque)
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