Viaggio di ricognizione a Montreal.

Oggi è l’8 aprile, domani è Pasqua. Non so ancora tra quante settimane o mesi potrò pubblicare questo post, ma quando lo leggerete sarà finalmente ufficiale, Montreal sarà la nostra nuova casa!

Adesso siamo ad Ottobre, il nostro trasferimento in Canada ormai è ufficiale. Questi è il mio secondo giro a Montreal, una sorta di nuovo viaggio di ricognizione con tante più certezze. È L a prima volta in 26 anni d’espatrio che posso così bene organizzare il mio atterraggio. Voglio però pubblicare, senza cambiare una virgola le sensazioni di allora, quello rimarrà sempre il mio primo impatto. Quando sono atterrata questa seconda volta avevo già immagini precise davanti agli occhi ed in un certo senso la sensazione di essere già un po’ qui.

È un esercizio che ho ripetuto tante volte. Sempre uguale nei gesti, nei pensieri. Sempre un turbinio di emozioni che si scontrano, alternano, tra alti e bassi. È un momento talmente importante, i giorni che seguiranno mi daranno un assaggio di quel che sarà. Mi regaleranno quelle prime immagini che spesso mi sono servite per farmi coraggio e andare. 

Un nuovo viaggio di ricognizione, uguale agli altri ma anche molto diverso. Uguale perché ogni volta sono le stesse gigantesche ondate emotive che mi avvolgono, mescolate ad una scarica di adrenalina pazzesca. Diverso perché questa volta, per la prima volta, non sposto una famiglia, non sposto dei figli, non visiterò scuole. Questa volta saremo in due e il sapore è un altro ma altrettanto eccitante.

Mi sono svegliata prestissimo questa mattina, ben prima della sveglia capita sempre così quando sei pronto a saltare a piè pari nel nuovo, a scoprire il posto che diventerà casa nel giro di pochi mesi. Sono arrivata ad Arlanda molto in anticipo sui tempi. Mi sono concessa il lusso di riflettere sulle tante volte, simili eppure diverse, in cui mi sono ritrovata in un aeroporto per andare a scoprire o riscoprire il posto in cui avremmo posato le valigie.

Non avrei mai potuto, e non potrei mai fare a meno di questo viaggio. Mi serve mettere i piedi prima, in quello che sarà il mio dopo. Chiarirmi le idee, o forse confonderle ancora di più. Tornare poi nel mio mondo sicuro con un certo numero di immagini nitide davanti agli occhi.

Non mi illudo mai di poter capire, di poter cogliere, di dissolvere ogni interrogativo, prima di veramente arrivare a destinazione. Però mi rassicura e aiuta per prepararmi al meglio, logisticamente e psicologicamente.

È un esercizio che conosco. So già come saranno scanditi i prossimi giorni. Visiterò case, camminerò per quartieri e percorrerò strade alla ricerca di dettagli da memorizzare. Entrerò nei supermercati, con la speranza che sia rassicurante farlo. Cercherò di cogliere piccole sensazioni, pur consapevole che non saranno mai quelle definitive, che una volta che il nuovo posto diventerà casa saranno mille altre a prendere il sopravvento.

C’è un qualcosa di eccitante all’idea che siamo di nuovo a pochissimo da una nuova destinazione, che nel giro di pochi mesi i paesaggi famigliari di Stoccolma saranno sostituiti da quelli di una città che dovrò imparare ad amare, come ho amato le altre.

C’è sempre un po’ di incoscienza ad accettare una nuova sfida, a mandare all’aria le proprie certezze e confondere nuovamente le carte della propria vita. Alla fine però questo è il nostro destino, quello per cui siamo tagliati, quello che ci piace fare, il senso della nostra storia, la traiettoria giusta.

Tra poche ore atterrerò in un paese in cui sono già stata ma in una città che non ho mai visitato, ma ho già la certezza che andrà tutto bene. Ho 5 giorni davanti a me per coglierne qualche dettaglio, per riportarli con me a Stoccolma e usarli come fonte di energia per galoppare con entusiasmo verso la chiusura del prossimo container.

Me voilà Montreal, j’arrive.

E mesi dopo dal primo impatto posso dire che il secondo è ancora più rassicurante del primo, forse non è poi male aver avuto una sorta di nuovo assaggio, più che pronta sono prontissima!

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