Siamo rientrati a Stoccolma, la prima parte della nostra estate è alle spalle. Passa sempre troppo in fretta il poco tempo che trascorriamo in famiglia. Le giornate filano via rapidamente quando il ritmo rallenta, quando sono le risate e il dolce far niente a disegnarne i contorni.

Abbiamo lasciato i 40 gradi salentini, il mare bollente, l’aria calda e i colori della Puglia per atterrare a Stoccolma con un sole caldo e 20 gradi in meno. La città ci a accoglie semi deserta, ma non tarderà a riempirsi. L’estate finisce ai primi di agosto in questa parte di mondo. L’ultima settimana di luglio è ritmata dai rientri, a metà agosto riapriranno le scuole e la vita riprenderà il suo ritmo.





Io ripartirò nel giro di qualche giorno per nuovi sprazzi di vacanza, tra un volo e l’altro, tra un affetto e l’altro. Questa appena conclusa era la parte d’estate speciale, quella per noi cinque, quella che ci sarà sempre ma che diventa sempre più complicata da incastrare. Succede quando le vite prendono direzioni varie e cogliere l’attimo in cui si posizionano tutte verso lo stesso punto, è complesso.
Non è l’estate che passa, la vacanza da impacchettare di nuovo che mi rattrista, ma piuttosto quel senso di fretta che ha il tempo, quel rischio continuo di non godere abbastanza dei pochi momenti che abbiamo insieme. Se si sbaglia qualcosa, se non ci si rilassa in pieno, si dovrà aspettare un’altra occasione, un altro momento, un chissà quando.
Siamo diventati però sempre più bravi a cogliere l’attimo, a rilassarci in fretta, a ricucire fili, a riprendere discorsi.








Siamo anche diventati bravi a ritagliarci istanti, a creare ricordi rapidi da una parte all’altra del mondo, a fare uno stop improvvisato per godere di noi anche solo per 24 ore.
A settembre ci ritroveremo di nuovo tutti insieme a Londra per la laurea di Camilla, ma da adesso a settembre, ci saranno momenti i in due, tre, forse quattro, mai cinque, spesso tutti separati, paesi diversi, città diverse. Ci saranno aerei che partono in direzioni opposte, lunghe telefonate, tanti messaggi, e tanti progetti, che alla fine sono la cosa importante. Progettare istanti da vivere insieme e già un po’ come viverli, un primo primissimo assaggio.
Ma siamo fatti così, questo è il destino delle famiglie sparse, quelle che seminano radici confuse un po’ ovunque in un perenne moto continuo.
Abbiamo scelto di vivere all’estero. Abbiamo scelto di lasciare andare i nostri figli senza frenarne gli slanci di indipendenza. Non abbiamo mai messo freni a possibili partenze, né visto le distanze come un ostacolo. Non sapremo mai vivere in modo diverso da questo itinerare continuo, e forse il bello sta proprio nel nostro continuo riabbracciarci dopo lunghi momenti lontani.
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