Eliminare, impacchettare, portare con sé, lasciare indietro, chiudere in container, spedire. Tante azioni che possono essere legate tra loro quando si tratta di espatrio. Sono 26 anni che impacchetto e spacchetto case.

26 anni che trasferisco il nostro mondo, la nostra casa, da una parte all’altra del globo, con in mente una sola e unica cosa: ricostruire casa a qualsiasi costo. Solo così sarà possibile sentirsi installati e si avranno le energie per ricominciare.
Ho eliminato tantissime cose tra un trasloco e l’altro. è un difficile esercizio quello di far stare tutto in grossi container, un esercizio che ci impone di buttare il superfluo.
Non è mai facile ma si fa. Alla fine non è neanche male ogni tanto sbarazzarsi di un po’ di cose inutili, per riconnettere con quelle che sono essenziali.
Nel nostro itinerare continuo abbiamo avuto case diverse, di forme e dimensioni diverse. Non sempre tutto ha trovato il suo posto, molte cose sono finite in cantina, vagando poi di cantina in cantina. Triste destino.
Quando abbiamo lasciato la Francia per gli Stati Uniti, nonostante i 50m3 di container che ci siamo portati dietro in California, molte cose sono rimaste a sonnecchiare nella nostra vecchia cantina. Tanti ricordi accatastati che non valeva la pena portarci dietro, ma neanche buttare, proprio perché ricordi.
Dopo tanti anni sono tornata in quella cantina, sensazione strana, e ho imballato le ultime cose, pochissime ma importanti. Ho esitato un po’, chiedendomi se non fosse il caso di chiudere gli occhi. Se non convenisse non affondare le mani in quel mucchio ormai sconosciuto, spedendo tutto dritto in pattumiera. Poi mi sono detta no, se allora ho deciso di non farlo, ci sarà un motivo.
Un po’ di cose sono partite in uno degli ennesimi camion dei traslochi. Un mucchietto di carte foto, biglietti, l’ho invece messo in valigia per portarlo personalmente a casa.
E ho incominciato seduta per terra a tuffarmi in quel miscuglio di cose umidicce che “sa” di cantina.
C’era una scatola rigata di cartone che una volta conteneva quel mucchio, era una scatola che avevo chiuso io prima di lasciare la casa dei miei genitori. Una scatola di ricordi di adolescenza, di diari di scuola, dove praticamente non ci sono compiti segnati, ma solo pensieri e sentimenti. Ci sono tantissime lettere ricevute e rileggerle mi da un brivido. Mi sembra quasi di violare l’intimità dell’adolescente che sono stata, con gli occhi dell’adulta che sono.
Ci sono cartoline da diverse parti del mondo e guardandole ripenso alla ragazzina che ero che tenendole tra le mani non avrebbe mai pensato che anni dopo quello stesso mondo sarebbe diventato il suo terreno di gioco e alcuni di quei post di cui erano testimonianza, sarebbero stati casa.
Ci sono abbonamenti di vario tipo sbiaditi dal tempo. Biglietti aerei conservati con cura. Tonnellate di foto rovinate dall’umidità ma che lasciano intravedere visi di ragazzini tanti dei quali ormai adulti sono ancora oggi al mio fianco.
Ho messo tutto alla rinfusa in una sacca, ci vorranno dei giorni per riordinare il tutto. La scatola di cartone che le conteneva non esiste più, dovrò trovarne un’altra che sia capace di conservarle con amore. Non so se poi la riporrò in cantina o me la terrò da qualche parte più a portata di mano per rituffarmi quando ho voglia indietro nel tempo.
Un tempo in cui non potevo neanche immaginare cosa la vita mi avrebbe regalato. In certe lettere però si intravedono già certi contorni, e in alcune foto il mio viso riflette in modo incredibile quello delle mie figlie.
Un giorno chissà saranno forse loro ad avere in mano questa scatola, mi chiedo se avranno voglia di metterci il naso oppure se preferiranno lasciare i pensieri in essa contenuti dove sono, rispettando l’adolescente che ero e la mia vita sul nascere foglietto dopo foglietto.
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