Una delle cose che più spaventa della vita all’estero, è sicuramente l’integrazione. Arrivare in un nuovo paese non è semplice per tanti motivi, sicuramente la mancanza di punti di riferimento non aiuta.

Ricreare in fretta una certa stabilità emotiva passa anche attraverso la creazione di una nuova rete sociale. Non farlo rischia di farci cadere in un circolo vizioso di difficoltà e solitudine che sicuramente peseranno sul morale delle truppe e anche sulla qualità del lavoro che noi o il nostro partner dobbiamo fornire.
Nei mie oltre 25 anni di vita all’estero ho sempre avuto, arrivando in un nuovo paese, una sorta di scaletta delle priorità. Cosa fare subito e cosa rimandare a domani ben in evidenza. La mia lista era chiara ed era soprattutto pensata per semplificarmi l’atterraggio. Una sorta di personale libretto di istruzioni per mantenere il sorriso e sentirmi in fretta a casa.
Per me la creazione di una rete sociale è sempre stata in cima alla lista, nelle prime righe, a caratteri cubitali, ben in evidenza nei miei pensieri.
Non c’era trasloco da sistemare o pratiche burocratiche da portare a termine, che potessero frenarmi nella mia spasmodica creazione di un mondo nel quale sentirmi bene. Le prime settimane sono la chiave, danno il ritmo al seguito della storia. Aprirsi agli altri dall’inizio è la chiave.
Certo è un esercizio complicato, ci spinge a uscire allo scoperto, a lasciare la nostra zona di confort per presentarci al mondo (sconosciuto) senza difese. Mi rivedo ancora giovane mamma in terra straniera, osservare i gruppetti di mamme che chiacchieravano e ridevano piacevolmente tra loro al parco, mentre io ero li sola a sperare che qualcuno venisse a me. Ho rapidamente capito che non erano loro ad aver bisogno di me, che nessuno sarebbe arrivato a prendermi la mano e invitarmi nel gruppo. Dovevo essere io a saltare dall’altra parte della staccionata e far vedere che ero interessata a loro.
Muovevo allora i primi passi nel mio lungo percorso di espatrio e sperimentavo sulla mia pelle il cosa fare o non fare. Mi è bastato poco però per capire che o mi davo una mossa o nessuno l’avrebbe fatto al posto mio.
Mi è bastato pochissimo anche per capire che se avessi aperto la porta di casa mia sarebbe stato tutto molto più semplice. Ho sempre invitato, dal semplice caffè alla cena, e questo che fosse per gli adulti o per i bambini della famiglia. Ho sempre teso una mano anche a chi arrivava dopo di me, conscia di come non sia mai facile incominciare da capo.
Molto spesso ho visto espatriati chiudersi a riccio, non pronti ad uscire allo scoperto per paura del nuovo. Altrettanto spesso si pensa che prima di aprire casa propria agli sconosciuti questi non debbano più essere tali, dimenticando però che le amicizie vanno costruite e curate.
Non si arriva in un posto nuovo e ci si ritrova degli amici dopo 3 giorni. All’inizio si avranno contatti, persone che si salutano alla ginnastica, davanti a scuola, sul pianerottolo.
Non saranno amici, potranno esserlo o forse no. Non si può essere selettivi in prima battuta, la quantità premierà sulla qualità delle relazioni, solo cosi ci renderemo conto delle affinità.
I primi contatti creano una base sulla quale costruire rete sociale. Non è detto che ad un anno dal nostro arrivo saranno sempre quelle persone ad essere lo zoccolo duro delle nostre amicizie.
Cosa aspettata ad uscire, incontrare, invitare, aprire il vostro cuore? È l’ unica e sola via per un espatrio di successo per voi e per tutta la famiglia!
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