Vivere all’estero regala, spesso, prospettive diverse rispetto ai festeggiamenti di fine anno. Gli espatriati si trovano a combattere tra vecchie e nuove tradizioni. Stiracchiati tra festeggiamenti famigliari nel proprio paese d’origine e voglia di godersi casa propria nel paese d’adozione. Le abitudine radicate si mescolano con quelle acquisite di recente. Gli amici diventano famiglia e si trovano, a volte, a farci compagnia nei festeggiamenti, quando la nostra è troppo lontana.

Se da un lato c’è la voglia di mantenere vivo il proprio bagaglio di tradizioni natalizie, dall’altro ci si “impossessa” volenti o nolenti, di quello che il nostro nuovo paese ci offre.
Così il nostro Natale si trasforma, paese dopo paese, nella spettacolare riflessione del miscuglio culturale all’interno del quale abbiamo allegramente srotolato il filo della nostra vita.

Ogni tappa, ogni cultura, ci regala piccoli tasselli, e questi tutti insieme creano una sorta di Third Culture XMas, che ci rappresenta perfettamente.
Noi da sempre, anche per motivi strettamente logistici, amiamo trascorrere il Natale a casa nostra. Negli anni abbiamo aperto la porta a parenti e amici che si sono uniti a noi nei festeggiamenti. Abbiamo trascorso dei 25 dicembre gelidi e avvolti dalla neve, altri con aperitivo in giardino in abiti primaverili, altri ancora con negozi e uffici aperti intorno a noi, della serie la vita scorre voi festeggiate pure.

All’inizio della nostra vita all’estero ci sembrava un torto e un tradimento il festeggiare il Natale lontano dall’Italia. Era quasi un obbligo mettersi per strada e andare carichi di pacchi ad abbracciare affetti. Pian piano però abbiamo capito che il tour de force natalizio non faceva per noi. Abbiamo capito che i giorni intorno a Natale, la loro magia, quell’atmosfera festosa e rilassata, volevamo viverla dove avevamo decidere di posare le valigie.
Volevamo festeggiare tra le nostre cose, con quel miscuglio nascente di tradizioni intrecciate che incominciava a disegnare i contorni del nostro Natale
Abbiamo sempre aperto la porta a chi aveva voglia di prendere un volo e condividere i nostri festeggiamenti. Forse egoisticamente abbiamo messo al primo posto il nostro piccolo nucleo famigliare, convinti che fosse importante trascorrere un momento rilassante tra noi, costruendo indelebili ricordi.
Nel tempo i sensi di colpa si sono attenuati, fino a scomparire, forse anche perché non abbiamo mai pensato che toccasse a noi necessariamente muoverci, per il semplice fatto di essere partiti.

Non abbiamo mai vissuto il fatto di essere partiti dall’Italia come una colpa o, peggio, come un torto verso la nostra famiglia d’origine. Per fortuna anche la famiglia d’origine non ci ha mai fatto pesare la decisione di costruirci una vita all’estero. Questo ha sicuramente aiutato nella decisione di vivere il Natale senza sentirci obbligati di trascorrerlo da qualche parte. Abbiamo sempre avuto la possibilità e la voglia di scegliere.

Come noi, tutti gli expat si ritrovano in questi inizi di dicembre a fare i conti con tradizioni famigliari radicate e con vite che scorrono ormai in posti diversi. Come noi la voglia di recuperare un po’ di tradizione conosciuta e insieme la scoperta continua di tutto un mondo di tradizioni nuove che ci circonda.
Da oltre 25 anni non chiamiamo più Natale soltanto Natale, per noi è Noël, XMas, Jul. Lo viviamo come una festa laica, intorno alla quale abbiamo cucito piccoli pezzi raccolti in giro per il mondo di abitudini, canzoni, piatti tipici, riti.
Adoriamo l’atmosfera invernale e natalizia che ci regala la Svezia, con i suoi mercatini, le decorazioni ovunque. In passato però abbiamo anche amato il nostro albero di Natale decorato in costume da bagno con i 30 gradi di Chennai.
Sappiamo adattarci e adattare il nostro Natale con un paio di punti fermi: noi 5 insieme, il foie gras e i cappelletti in brodo sulla tavola del 25, e quella magia unica la mattina di Natale. Poi poco importa dove siamo!
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