Ma perché gli espatriati amano imporsi questi ritmo di partenze e arrivi, di incontri e separazioni, di affetti che si allontanano e si avvicinano al ritmo degli aerei che atterrano e si alzano in volo.

Sembra quasi un sadico gioco al quale ci sottoponiamo. Un gioco di sofferenza e lacrime, di pagine scritte voltate troppe in fretta. Anni fa mia figlia maggiore parlò di tabula rasa, di momenti di vita spazzati via, di ricominciare continuo. Ne parlò senza sofferenza ma come semplice considerazione. Era la considerazione di chi in questo continuo cambiare ci è cresciuto, adattandosi, accettando, e trovando una motivazione.
Proprio nella motivazione c’è la risposta al perché anziché regalarci vite tranquille ci sottoponiamo ad un continuo andare. Ci sottoponiamo al distacco, agli ultimi abbracci, alle porte che si chiudono su case che non saranno più nostre. Ci sottoponiamo a paesaggi famigliari che diventano minuscoli man mano che il nostro aereo si alza in volo per portarci lontano.
Distacco e eccitazione. Separazione e nuovi incontri. Porte da chiudere e altre da aprire. Strade famigliari che sbiadiscono e altre da percorrere per la prima volta. Lingue famigliari che lasciano il posto a nuovi suoni complicati e incomprensibili. Facce amiche che escono dal nostro quotidiano e lasciano il posto ad altre che dobbiamo imparare a conoscere.
L’eccitazione e i nuovi incontri.
Le porte da aprire e le strade da scoprire.
Le lingue nuove da imparare e le facce sconosciute da trasformare in facce amiche.
Sono tutti tasselli di uno stesso puzzle, quello che amiamo comporre, che ci nutre, che ci fa sentire vivi.
A bilanciare la sofferenza, la mancanza, la perdita dei punti di riferimento, c’è il nuovo con l’immensa scarica di adrenalina che ci regala. Il nuovo con i suoi meccanismi da scoprire che nutrono la nostra voglia di respirare il mondo. Lo sconosciuto che ci attrae. Il difficile che ci fa sentire vivi.
È difficile forse spiegarlo quando si è abituati a vite sedentarie. È difficile capirlo quando non si vive in mezzo a questo perenne andare. Non è semplice accettarlo quando non si è provato quel brivido che ritorna ogni volta.
Non è neanche necessario giustificarlo, talmente intimo e personale.
Ogni volta che una nuova partenza si profila all’orizzonte, che un nuovo arrivo ci occupa il cuore e la mente, sono allora tanti i sentimenti che ci fanno essere pronti per accettare di nuovo la sfida, per affrontare quel poco di sofferenza che ogni volta ci imponiamo, per salutare con qualche lacrima: sappiamo che la scarica di adrenalina sarà poi talmente forte da essere pronti a pagarne il prezzo.
La memoria dell’inizio di ogni nuova avventura, quei primi passi incerti e emozionanti, torna sempre vivida e ci da le ali per sentirci ancora così, per rivivere quelle sensazioni uniche che fanno da contorno ad una vita che incomincia in un posto totalmente nuovo.
Alla fine ci si chiede quando si sarà disposti a fermarsi per davvero, quando non si avrà più voglia di essere scossi da quei brividi che accompagnano le nostre prime passeggiate in una casa che non è ancora casa ma che lo sarà presto? Forse mai o forse di colpo un giorno.
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