Dopo 25 anni mi stupisco ancora di come dall’esterno si vedano gli expat, dell’assoluto rifiuto di capire la vita di chi ha fatto dell’estero la sua casa, della voglia di “giudicare” con un filtro che non è quello giusto.

Ma noi expat viviamo veramente in modo diverso? Assolutamente no, il nostro quotidiano, la routine, la vita di tutti i giorni è esattamente uguale a quella di qualsiasi persona, con gli alti e bassi, con i tanti ostacoli, con le molte soddisfazioni. Normale nei suoi ritmi, anormale nel contesto in cui si svolge. E questa è l’unica vera differenza, un contesto nel quale dobbiamo districarci senza i tanti punti di riferimenti che si hanno quando si vive nello stesso posto, da sempre e per sempre.
Non è più semplice, non è più difficile, è semplicemente diverso nel contesto ma uguale nello svolgimento.
Mi spiego meglio, le nostre giornate sono scandite nello stesso modo, il lavoro, la scuola, le amicizie, lo sport, la spesa, con le stesse bollette da pagare, gli stessi conti da fare, le stesse preoccupazioni e le medesime soddisfazioni. La grossa differenza sta che in questo svolgimento lo sfondo non è mai lo stesso, ogni nuovo paese ci regala un nuovo scenario nel quale dobbiamo, volenti o nolenti, trovare il nostro spazio. Camminiamo per strade sconosciute, incrociamo gente mai vista, e ogni volta ricostruiamo tutto, da soli, con le nostre forze, tra notti insonni e momenti di sconforto, perche ogni inizio è così.
Ma non abbiamo, come in tanti pensano, la vita facile, la strada spianata, il confort garantito. Non abbiamo nulla senza essercelo guadagnato.
Anni fa una persona di risposta ad uno dei miei post dove raccontavo qualcosa di un viaggio, mi disse ” mentre voi passate il tempo a divertirvi, noi lavoriamo, ci facciamo il culo (si può dire culo ?)” , ci rimasi malissimo.
Ci rimasi malissimo e capì nello stesso momento come la percezione del mondo degli espatriati sia spesso sbagliata. Chi non ci è dentro pensa alla vita facile, ai soldi che cascano dal cielo, alle vacanze lussuose, al dolce far niente.
Chi non lo vive, non sa che invece la vita è vita normale, alcuni piccoli benefit compensano il fatto di essere spesso lontanissimi dalla famiglia di origine, in contesti magari non semplici, immersi in lingue e culture diverse dalla nostra, senza veri punti di riferimento, ma questi benefit non rimano con vita da nababbi, con vita semplice, con problemi azzerati e con un “tutti vissero felici e contenti”.
Non tutti sono fatti per vivere all’estero, per crescere i propri figli da soli, senza nonni e parenti stretti come rete di supporto, non tutti sono pronti a saltare su un aereo e partire dall’altra parte del mondo abbandonando tante sicurezze, non tutti hanno il coraggio di sbarcare in città nuove e ricostruire casa. Gli expat ne sono capaci, e per farlo ci mettono energie, forza, voglia di riuscire, versano anche qualche lacrima, perche ricostruire casa lontano da casa, a volte, rende fragili. Allora fa sempre un po’ pensare la visione di questo mondo facile e distorto, gaudente e senza scossoni, dove tutto fila liscio e le preoccupazioni stanno fuori. Cosi non è.

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