Pillole d'espatrio: atteggiamento positivo dal primo giorno.

     “Viaggiare mi esaltava, mi ricaricava, mi dava da pensare, mi faceva vivere. L’arrivo in un paese nuovo, in un posto lontano era ogni volta una fiammata, un innamoramento; mi riempiva di emozioni.” Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra.

L’ aereo è ancora sulla pista, fuori dagli oblò sfilano le luci dell’aeroporto. Ci sono volute tutte le ore del volo per renderci conto che sta veramente accadendo, stiamo arrivando a destinazione. Quello che da mesi stiamo preparando diventa concreto. Le emozioni sono tante: gioia, paura, curiosità, stanchezza, voglia di scappare voglia di scoprire.

I primi giorni in un Paese nuovo sono come i primi passi incerti di un bambino, c’è molta eccitazione, c’è tanta euforia, ma si avanza barcollanti, quasi ubriachi per tutto il nuovo che ci circonda.

Non sono facili i primi giorni, ma sono anche quelli che passano più in fretta sulla scia della scoperta del mondo che ci circonda. Si parla di una prima fase, all’inizio dell’espatrio, di entusiasmo, quella in cui l’adrenalina messa in circolo dalla novità, ci fa sentire dei leoni pronti ad affrontare tutto. La cosa migliore è approfittarne. Approfittarne per gettare le basi per quando il gioco si farà più duro, per quando la scarica di adrenalina sarà meno intensa e incominceremo ad intravvedere le prime difficoltà.

 Le prime sensazioni sono quelle che contano, quelle che rimarranno impresse per sempre e se già dai primi momenti si storce il naso per tutto quello che è diverso, il percorso sarà lungo e in salita. Ho sempre ripetuto a me stessa, tipo mantra, una volta la decisione presa di mai tornare a dubitarne, e una volta atterrati di applicare la lente della positività, guardare tutto con meraviglia e fare astrazione di ciò che non mi piace. Insomma il “chi ben comincia è a metà dell’opera” è per me la base sulla quale costruire il nostro espatrio sereno.

Le mie prime sensazioni sono sempre state positive, ogni primo passo me lo ricordo con tutta la sua travolgente bellezza anche se riguardandomi adesso sul filo dei ricordi vedo immagini intense, vedo un po’ di paura negli occhi di allora, vedo nostalgia per quello che avevo appena lasciato, vedo movimenti incerti verso direzioni sconosciute.

Alla fine mi dico che ho fatto bene, ho fatto bene ogni volta a concentrarmi su quanto di bello avrei incrociato sui miei passi, ho fatto bene ad allontanare le cose negative che non mi avrebbero aiutata ad affrontare nel modo migliore il nostro cambiamento.

Ogni volta ho sentito il “peso” di quel sorriso, di quel voler essere positiva a tutti i costi, l’ho sentito ma non mi è pesato, ho sempre pensato che il mio compito, anzi il nostro dovere di adulti, fosse quello di tenere alto il morale della nostra piccola truppa, quella piccola truppa che non aveva scelta, se non quella di seguirci, volenti o nolenti. Proprio per loro, per le mie figlie ho sempre pensato che affrontare ogni fase dell’espatrio con positività fosse l’unica strada possibile, la serenità dei nostri ragazzi passa attraverso la nostra, glielo dobbiamo e lo dobbiamo anche a noi stessi: si vive una volta sola!

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