In queste prime battute di estate svedese, sono tantissimi gli eventi che, dopo due lunghi anni, sono tornati dal vivo. Ci eravamo forse dimenticati di quanto fosse piacevole vedere la vita pulsare intorno a noi, fa strano ogni tanto rivedere tanta gente tutte insieme, ma fa un gran bene.
Il weekend scorso si correva la Maratona di Stoccolma, per oltre mezza giornata la città è stata letteralmente invasa, era fantastico da vedere, le immagini di una Stoccolma deserta, svuotata dai turisti e snobbata dai suoi stessi abitanti, è ancora impressa nella nostra mente.
La maratona finiva ( e partiva) dal vecchio Stadio olimpico, quello costruito per le Olimpiadi del 1912, a due passi da casa nostra.
Così sono andata a fare un giro, atmosfera magica, il pubblico incitava i corridori, e sulle facce di questi ultimi la grande soddisfazione di avercela fatta. L’ingresso e gli ultimi 400 metri dentro lo stadio mettevano i brividi.
Ed è stato da qui, dagli spalti che ho assistito ad una scena bellissima, di quelle che vorremmo vedere sempre, nello sport e nella vita.
A 200 metri dal traguardo un corridore incomincia a barcollare, le gambe cedono, fa per accasciarsi al suolo. I due corridori successivi, un uomo e una donna, si fermano, lo tirano su, lo mettono in mezzo a loro, sostenendolo, una da un lato, uno dall’altro, e pian piano si incamminano con lui. Ecco questi sono i gesti che vorremmo sempre vedere, hanno tagliato il traguardo insieme, hanno percorso insieme quegli ultimi 200 metri, il coronamento degli sforzi fatti, il sogno di chi fino li aveva corso mettendoci energie e voglia di arrivare.
I due concorrenti non hanno esitato un secondo a rallentare, a perdere qualche minuto per aiutare chi in quel momento non aveva più le energie per farcela a solo, ma era arrivato già così lontano.
Nella società in cui viviamo spesso si è perso il gusto del tendere la mano, dell’aiutare, del fare lavoro di squadra senza correre in solitaria. Ho assistito ad un gesto che sarebbe bello vedere spesso e che non dovrebbe neanche stupirci, se l’altruismo diventasse normalità.


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