Fasi della vita, quando la casa si svuota.

Stiamo rientrando da una bella settimana di vacanze, tra neve, sole, relax. Abbiamo passato sette giorni a sciare con Chiara, figlia unica per questa piccola parentesi vacanziera, figlia unica da settembre ad oggi, privilegio raro per un figlio di mezzo.

Le sue sorelle, prima ed ultima, ne hanno goduto naturalmente. Il primogenito nell’attesa di diventare il maggiore ha sempre la fortuna di avere i genitori per una parentesi, più o meno lunga, da solo. Il più piccolo, proprio per essere tale, è solitamente l’ultimo a lasciare il nido, regalando a se stesso una parentesi da solo con papà e mamma e a papà e mamma un distacco lento e graduale. Il figlio di mezzo per forza di cose sarà sempre in compagnia, non partirà per primo e solitamente neanche per ultimo.

Per noi la fase di passaggio a quella simpaticamente definita di empty nesters, non è ironico il mio simpaticamente, il nido vuote è un’immagine bellissima, vuol dire che si è stati capaci di rendere i figli abbastanza forti da essere indipendenti ed è il miglior risultato, ma dicevo la fase dell’empty nester è stata turbata dal caos che il covid ha violentemente portato nelle nostre vite, regalandoci grosso modo due anni un po’ sospesi, con figli che vanno e vengono, senza che veramente nessuno abbia veramente preso il volo, non per mancanza di buona volontà ma perché quando le frontiere si chiudono diventa difficile andare. 

A questo andare, venire e restare degli ultimi due anni, si è aggiunta la decisione di Chiara di trasferirsi in Svezia, a Stoccolma e di incominciare la sua vita da adulta proprio nella capitale scandinava. Gioia assoluta, un sogno per i genitori expat che dal primo giorno in cui incominciano a crescere figli in giro per il mondo, mettono in conto che un giorno li avranno chissà dove, ma va bene così, è il giusto prezzo da pagare per aver trasmesso loro orizzonti molto ampi e ali grandi.

Comunque Chiara sbarca a Stoccolma sul finire dell’estate, naturalmente e con piacere torna a casa, il tempo di capire dove posare le sue valigie ( e gli scatoloni accumulati nella nostra cantina).  Una nuova routine si installa e con questa il piacere di averla in giro per casa, di sentire i suoi passi la sera, di vedere il suo sorriso, di guardarla quotidianamente negli occhi. Sapevamo noi e lei che sarebbe stata una parentesi. Dopo 4 anni fuori casa così deve essere il ritorno di un figlio, solo temporaneo. 

Domani splenderà il sole a Stoccolma, come da una ventina di giorni succede insolitamente ogni giorno, e noi svuoteremo la nostra cantina dagli scatoloni che portano ancora i segni del trasloco che da New York li ha portati a Stoccolma. Domani sera Chiara dormirà nella sua di casa, il suo appartamento, con un muro verde salvia che odorerà ancora di pittura fresca. Noi torneremo a casa dopo averla aiutata a sballare le sue cose, rientreremo in un appartamento che sicuramente sarà un po’ vuoto nei prossimi giorni, come lo era quello in cui in tête à tête sotto i tetti di Parigi cenavamo 25 anni fa, aspettando di diventare famiglia.

Come tutte le fasi della vita è arrivata anche questa, quella in cui da adesso in poi  i figli arriveranno il tempo di una vacanza, di un Natale, di un pranzo, rituffandoci nella caotica allegria che portano con loro, per poi ritornare dove devono essere e dove siamo felici che siano. 

Molti di stupiscono quando dico che non sono triste, ma perché dovrei? Le mie figlie sono cresciute ed è normale che vivano la loro vita, è questo il regalo che abbiamo fatto loro, la voglia di andare, di fare, di scoprire e questo senza nulla togliere al legame fortissimo che c’è tra di noi. Mi sento fortunata perche grazie anche alla vita che abbiamo avuto, abbiamo il sentimento forte di essere una squadra, la nostra famiglia è una squadra che ha costruito la sua forza nel continuo girovagare sparpagliando radici, ma nello stesso tempo è capace di lasciar andare. Non è questo l’amore? Osservare i passi di chi si ama mentre avanza ad esplorare la vita ed essere felici sempre? Si ne sono certa.

2 risposte a “Fasi della vita, quando la casa si svuota.”

  1. Molti di stupiscono quando dico che non sono triste, ma perché dovrei?Perchè esiste una cosa chiamata “Sindrome del nido vuoto”. Quindi la domanda è leggitima, come è leggittimo non soffrirne affatto.Buona vita.

  2. la domanda certo che è legittima, quello che mi stupisce e che ci si aspetti solo sofferenza da parte dei genitori… certo che i figli mancano, ad ogni istante, ma è normale che vadano, altrimenti sarebbe triste…

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