Lo shock culturale: passaggio necessario per arrivare all'integrazione in un nuovo paese.

 Ma cosa vuol dire shock culturale? Aprire gli occhi una mattina e renderci conto che il vicino di tavolo che la sera prima stava disinvoltamente ruttando tra un boccone e l’altro non lo fa perché è un grande maleducato, ma perché nella sua cultura è così e non nella nostra. Questo non vuol dire che per forza ci metteremo a fare lo stesso, ma che accetteremo il fatto che vivendo in certi Paesi, i loro abitanti abbiano l’abitudine di farlo e che la cosa sia socialmente accettata.

India

Quando sono arrivata in Giappone ho capito subito che c’erano tanti “si fa e non si fa” diversi dai miei riferimenti di base, italiani od europei che fossero. Loro tirano su con il naso anziché soffiarlo, noi usiamo il fazzoletto, cosa assolutamente non igienica dal loro punto di vista. Che fare? Ho continuato ad usare il fazzoletto, evitando di farlo in pubblico, ho accettato senza più farmi domande il fatto che tirassero su con il naso allegramente in qualsiasi circostanza, io ero l’ospite e toccava a me adeguarmi.

L’antropologo Kalervo Oberg fu il primo a parlare di shock culturale in riferimento agli individui che vivono in un Paese straniero e ne devono assorbire i meccanismi, perdendo tutti i punti di riferimento noti fino a quel momento. “Quando un individuo entra a far parte di una cultura straniera tutti o la maggior parte dei segnali familiari sono stati rimossi. La persona si sente come un pesce fuor d’acqua. Non importa quanto sia di larghe vedute o pieno di buona volontà, una serie di sostegni vitali per il suo equilibrio cederanno rapidamente sotto ai suoi piedi.” 

Si deve essere consci che nessun espatriato sarà al riparo dallo shock culturale, questo anche quando si pensa di vivere in un Paese molto simile al proprio. Sarà simile ma non sarà lo stesso. Ci saranno per forza degli elementi in contrasto con quelli che abbiamo acquisito con la nostra cultura.

Lo shock culturale non arriva subito. La prima fase dell’espatrio è piuttosto idilliaca, quella definita della luna di miele. Come ben si sa, non dura in eterno e una volta che si torna a una vita normale, si fanno i conti con la realtà del vivere in due. Vivendo all’estero dopo una prima fase di estremo entusiasmo, ci si scontra inesorabilmente con le differenze alle quali siamo confrontati, con lingue sconosciute, con comportamenti non noti, con tutta una serie di elementi destabilizzanti, oltre che con la

solitudine, a volte, e un senso di disagio.

Questa è la seconda fase, la più difficile, la constatazione delle differenze. Le difficoltà quotidiane possono sembrare insormontabili. Il fatto di non poter comunicare, cosa che prima magari ci divertiva, non ci diverte più. Il sentirci diversi per strada, perché tutti hanno gli occhi a mandorla e noi no, incomincia a pesarci. L’aver voglia di un sapore conosciuto che attraverso il gusto ci riporti un po’ di sensazioni di casa, e il sapere che non la troveremo neanche sbattendoci da una parte all’altra della città. Ci si sente soli, in balia di situazioni che potrebbero essere semplici, ma diventano montagne sommando problemi a problemi. I meccanismi di comunicazione ci sembrano insormontabili, anche quando non ci sono veri e propri problemi linguistici. È il momento in cui la realtà del nuovo mondo ci viene allegramente sbattuta in faccia. È il momento di reagire, affrontare, accettare, il come lo si farà e il quanto in fretta, sarà fondamentale. Il rifiuto della nuova realtà ci porterà inesorabilmente all’impossibilità di integrarci e di integrarne i meccanismi.

L’accettazione sarà la chiave del successo della nostra vita all’estero.

La fase successiva sarà quella della messa a punto, una piccola routine prenderà il sopravvento, con l’accettazione di certi comportamenti e meccanismi. La nuova cultura ci sembrerà meno aliena, anzi pian piano incominceremo addirittura ad assorbirne certi aspetti, quasi come se fossero sempre stati parte della nostra vita.

A questo punto la nostra integrazione sarà compiuta, avremo una buona padronanza degli aspetti culturali del Paese che ci ospita, non ci stupiremo più costantemente, il che non vuol dire che più niente ci stupirà, perché vivere all’estero vuol dire continuare a scoprire ogni giorno aspetti nuovi, ma con il tempo si impara a leggerli non più con il nostro metro di lettura ma con quello del nostro nuovo Paese o con la somma dei metri di lettura acquisiti nei vari spostamenti.

Lo shock culturale è un passaggio necessario nella fase di adattamento alla nuova vita, non lo si può evitare e non si deve avere paura di affrontarlo.

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