Abbiamo vissuto in diverse parti del mondo, innamorandoci ogni volta del nostro nuovo paese, cercando di coglierne le sfumature e farle nostre. Abbiamo viaggiato tanto, scoprendo tanti angoli di mondo e nutrendoci di mille culture. Non so se ci sposteremo ancora e potremo chiamare casa in nuovo paese, so per certo invece che continueremo a scoprire nuovi posti, a tuffarci in mari dalle mille sfumature, ad assaggiare nuove cucine, ad orecchiare nuove lingue, perché è cosi che ci piace vivere, scoprendo e cambiando, in un movimentò continuo.
C’è però un posto nel quale non abbiamo mai vissuto e che abbiamo scoperto negli anni, un posto nel quale non abbiamo radici, ma dove abbiamo deciso di piantarle, un posto che si è insinuato in noi come un’evidenza, un posto del cuore, bello e intenso.
Il Salento.
Viviamo all’estero da un quarto di secolo, abbiamo imparato a salutare, imballare e partire; traslocare e cambiare è un eccitante evidenza. Non abbiamo mai pensato di installarci da qualche parte per sempre, perché per sempre è un qualcosa che non conosciamo, ma abbiamo invece pensato ad un posto che diventi il punto di riferimento per noi, famiglia itinerante e sparpagliata, il posto in cui riteovarci negli anni, in cui regalarci parentesi di emozioni lontano da routine che sono e saranno lontane, in cui costruire ricordi per noi, per le nostre figlie e in futuro per i loro figli.
Questo posto non doveva essere necessariamente nel nostro paese, proprio perché il nostro girovagare ha fatto diventare nostri altri paesi. Il caso ha voluto che lo fosse e forse il senso è ancora più profondo, quella voglia di regalare alle nostre ragazze e alle loro future famiglie un po’ di quell’italia che hanno sempre e solo vissuto di striscio, il tempo di una vacanza, e attraverso il nostro passato.
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| Specchia |
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| Gallipoli |
Ma perché il Salento?
Perché dalla prima volta mi sono detta che qui potevo parcheggiare il mio cuore, ci siamo detti che sarebbe stato il porto in cui rifugiarci, in cui mettere tra parentesi lo stress, in cui atterrare per ossigenarci.
Ogni anno, ad ogni ritorno mi lascio incantare, rapire da questa terra scaldata dal sole, dal suo mare profondo, dal vento che spettina e accarezza quando guardi lontano l’orizzonte, dal calore della sua gente, gentilezza infinita, dai villaggi fatti di pietra che parla e racconta, dal silenzio della sua campagna rotto dal suono continuo delle cicale.
Io ho adottato questo posto nel mio cuore, l’ho inserito li tra le luci indimenticabili di Tokyo, il moto perpetuo della Silicon Valley, le vibrazioni dell’East Village, Parigi e la Senna che l’accarezza, il profumo delle spezie misto a caos di Chennai, la natura che si fonde con la città a Stoccolma, la collina di Torino, piazza Vittorio vista dalla Gran madre, piccoli pezzi che compongono il puzzle della mia vita, della nostra vita!




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